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GPL ed altre licenze libere: cosa è possibile fare e cosa no

23/06/2011
- A cura di
Zane.
Linux & Open Source - È possibile usare software open source gratuitamente anche in ambito professionale? Posso vendere un software open source così com'è? posso apportare modifiche marginali, cambiargli il nome e spacciarlo per una mia realizzazione? che differenza c'è fra GPL, LGPL, BSD, MPL ed altre sigle strane? Proponiamo un articolo per rispondere a queste e ad altre domande estremamente pratiche circa l'utilizzo del software libero.

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Se vi è mai capitato di parlare di informatica con un sostenitore del "software libero", avrete sicuramente sentito, almeno una volta, una frase del genere: "con il software open source ci puoi fare quello che vuoi, perché è tutto libero".

In verità, questa affermazione non è del tutto corretta: anche il mondo del free software, di cui Linux è l'esponente più famoso, ha le proprie licenze d'uso, ed in questi documenti sono tracciati molto chiaramente i limiti di quello che è concesso fare e quanto, invece, non è permesso.

Prima di scatenare una polemica, capiamoci bene: le licenze open source sono estremamente più permissive di quelle che accompagnano i programmi a codice chiuso. Da qui a sostenere però che "è possibile fare quello che si vuole", il passo è tutt'altro che breve.

Tante licenze, tutte "molto complete"

Il primo problema da affrontare riguarda il fatto che, sebbene generalmente si parli di "software open source", in verità non esiste una sola licenza a tutela del software a codice aperto. Ne esistono almeno una cinquantina, ognuna delle quali impone regole differenti, perdendone alcune ed introducendone altre.

Ad aggravare la complessità della situazione, vi è anche il fatto che queste licenze sono state scritte per avere un valore giuridico: come tali, questi testi sono particolarmente dettagliati e finiscono per spiazzare l'utente che è interessato a comprenderne solamente gli aspetti più pratici.

Nel corso di questo articolo, cercherò di presentare le licenze più diffuse in modo quanto più conciso possibile, sottolineando le limitazioni imposte e come queste si traducano nell'utilizzo pratico.

Attenzione, però: non sono un avvocato, e non ho assolutamente la pretesa di tracciare un quadro completo. Raccomando quindi di prendere contatto con un legale qualificato prima di trarre conclusioni basate su quanto esposto nel prosieguo.

Prima di partire

Prima ancora di iniziare la trattazione, vediamo di accomunare le libertà garantite da tutte le licenze che andremo poi ad esaminare in dettaglio:

  • È possibile utilizzare il software in modo gratuito sia in ambito personale, sia in quello professionale. In altre parole, potete generalmente installare una distribuzione Linux su tutti i PC dell'ufficio senza dover versare un euro in licenze d'uso
  • È possibile prendere, copiare e distribuire software libero senza problemi. Se quindi volete realizzare un CD con Firefox e Thunderbird e darlo a tutti i vostri amici, potete farlo senza problemi.
  • È possibile richiedere un corrispettivo per la distribuzione di tali programmi. Siete quindi liberi di vendere il suddetto CD per la cifra che preferite, indipendente dal fatto che questa sia prossima all'euro che serve a pagare il supporto, oppure arbitrariamente maggiore.
  • È sempre possibile prendere il listato di un programma rilasciato con una licenza open, modificarlo per i propri scopi e non doverne rendere contro a nessuno

Ma allora... non vi sono limiti? Non esattamente: in caso decideste di condividere con altri il vostro lavoro, oppure il ripubblicare il lavoro di altri, oppure il risultato di una modifica o un miglioramento apportato ad un programma open source, dovrete sottostare a vincoli ben precisi.

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GNU General Public License (GPL) e LGPL

 

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