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DRM da limitare per legge

28/01/2006
- A cura di
Archivio - Dopo lo scandalo del rootkit di Sony, Francia e Inghilterra pensano ad una legge che regolamenti le applicazioni delle "DRM selvagge"..

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

01_-_OMFG_thats_Sony!.gifL'ultimo quarto del 2005 verrà ricordato come il periodo più nero per Sony, la multinazionale giapponese oggi famosa più per aver diffuso un DRM che si comporta come un virus che per aver inventato il walkman e Playstation. L'"affaire rootkit" ha causato guai economici e di immagine alla compagnia, e ha finalmente gettato una luce obliqua sulla propaganda dell'industria sulle tecnologie di tipo Digital Rights Management: lungi dall'essere dei semplici meccanismi di protezione dei contenuti e degli interessi dei consumatori, tali tecnologie sono andate davvero troppo oltre, generando vulnerabilità sui sistemi Windows degli utenti e proponendo EULA (End User License Agreement) non conformi al vero e alle reali modifiche compiute dall'installazione di questo genere di (deprecabile) software.

In virtù di questo disastro, il nuovo disegno di legge in materia di diritto d'autore del governo francese, di cui abbiamo dato già notizia (rif. P2P legale in Francia, dietrofront del governo), prevede che le compagnie rivedano le proprie tecnologie di protezione DRM, rendendole meno limitanti e più controllabili dagli acquirenti. In particolare, deve essere garantita la possibilità di fare alcune copie per uso personale del materiale protetto (si parla, in particolare, di "cinque copie private"). Una multa di 150 euro sarebbe prevista per chi copiasse contenuti protetti da siffatte DRM.

02_-_DRM_Industry_Monster.jpgCon la nuova legge, aggirare le protezioni anticopia, ad esempio per trasferire un brano musicale acquistato su Internet su un lettore portatile, non sarebbe più reato, al contrario di quanto stabilito dalla direttiva europea sul diritto d'autore recepita anche in Italia. Anche la distribuzione di contenuti protetti sul web (con particolare riferimento alle DRM proprietarie di Apple e del suo iTunes Music Store) dovrebbe essere ripensata, garantendo che la musica acquistata in uno store digitale risulti fruibile su tutti i player multimediali in commercio, e non su uno soltanto.

Di pari portata è quello che si verifica in Ingilterra: la commissione parlamentare inter-partitica All Party Parliamentary Internet Group (APIG) sta ascoltando esperti, aziende e associazioni in merito alla questione delle protezioni DRM. Il National Consumer Council, importante associazione dei consumatori, ha parlato proprio dello scandalo rootkit di Sony. "Nella situazione attuale", sostengono i suoi rappresentanti, "i consumatori si trovano a fronteggiare rischi relativi alla sicurezza dei propri sistemi, limitazioni nell'uso dei prodotti, scarse informazioni quando li acquistano, e termini contrattuali ingiusti". "Noi riconosciamo il valore dei diritti di proprietà intellettuale, ma crediamo poco alle capacità dell'industria di auto-regolamentarsi".

APIG, secondo la stampa inglese, sta valutando tutti i contributi che verranno raccolti nel corso dell'inchiesta, e trarrà le sue conclusioni in un rapporto previsto per Marzo prossimo: in esso verrà valutato se sia necessaria una nuova regolamentazione, nuove leggi e in che modo esse debbano difendere i consumatori.

Giusto una piccola nota conclusiva per riportare come, mentre in Europa lo scandalo di una compagnia che fa un po' quel che gli pare con la privacy e la legge genera reazioni in Italia, con le elezioni politiche in vista, l'agenda del parlamento è sin troppo piena e i politici sin troppo impegnati a fare opposta propaganda, perché la cosa possa avere una qualche minima possibilità di essere considerata seriamente dai nostri rappresentati...

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