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Lo storage infinito sarà il paradiso del P2P

19/10/2007
- A cura di
Archivio - Entro pochi anni le capacità di immagazzinare informazioni sarà tale da poter contenere tutta la musica mai prodotta dall'umanità nello spazio di un iPod. Prima che il copyright divenga carta straccia occorre cambiare subito gli scenari legali della musica in formato digitale, dice un celebre professore americano.

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Una variante della ben nota legge di Moore prevede che la quantità di spazio disponibile per una data dimensione raddoppi ogni due anni. Con questi ritmi di crescita, in un anno compreso tra il 2011 e il 2019 chiunque potrà acquistare con 100 dollari un dispositivo da portare in tasca e in grado di contenere qualunque composizione, brano o registrazione musicale mai creata dall'uomo e disponibile in formato digitale.

Secondo Ed Felten, celebre professore della Princeton University attivo nella promozione dei diritti digitali e co-autore del weblog Freedom to Tinker, questo semplice quanto difficilmente contestabile dato di fatto apre stimolanti interrogativi sulle attuali normative che regolamentano i diritti d'autore e le conseguenze legali della distribuzione non autorizzata di contenuti protetti in rete.

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Felten, che ha recentemente partecipato ad un panel McGill University a Montreal intitolato "The Paradise of Infinite Storage", solleva la questione con un recente post sul suddetto weblog. La disponibilità entro breve di una quantità di spazio tale da potersi dire infinita - almeno per quel che riguarda la musica in digitale - produrrà secondo Felten due importanti conseguenze: in primis, l'attuale modello economico del business musicale, sempre più pressato dalle conseguenze dell'adozione delle tecnologie informatiche ed elettroniche, sarà ancora più inadeguato alla realtà.

"In un mondo di storage infinito - scrive il professor Felten - sarai in grado di portare con te un gran quantitativo di musica che è potenzialmente interessante ma non tanto da pagare un dollaro (o anche una monetina da 10 cent) per essa". In secondo luogo, i device "omni-capienti" offriranno la possibilità di sviluppare una nuova qualità di tecnologia di condivisione dei contenuti, virtualmente inattaccabile da parte di RIAA e dell'industria musicale e multimediale.

Se oggi la condivisione e lo scambio di contenuti tra pari (P2P) sono sostanzialmente basati sull'accesso alla cartella condivisa di un utente sconosciuto per mezzo di una ricerca, condotta allo scopo di verificare se il suddetto peer ha a disposizione il brano desiderato, nel "paradiso dello storage infinito" non occorrerà alcuna ricerca: i nuovi brani passeranno tra amici e utenti in maniera automatica, raggiungendo l'intera popolazione di un network di P2P fiduciario nel giro di poche ore. Se già ora risulta quantomeno arduo per l'industria del copyright combattere la distribuzione non autorizzata dei contenuti sulle reti più usate del file sharing, in un sistema siffatto la lotta sarà già bella che persa in partenza.

Come risolvere il problema dunque? Ripensando l'intero concetto del copyright, suggerisce Felten, e mettendo a disposizione degli utenti una sorta di tariffa flat il cui pagamento periodico - sul modello del tradizionale canone della linea ADSL, o magari estrapolandolo direttamente da essa - garantisca a prescindere il diritto di download di tutti i contenuti multimediali. Il professore considera insomma la vecchia proposta di EFF della Licenza Volontaria Collettiva come l'unica valida alternativa al potenziale caos normativo prossimo venturo, in cui leggi preistoriche e inefficaci non serviranno a salvare le vecchie major da un'estinzione poco meno che sicura.

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