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L'antitrust europeo indaga su Google

02/12/2010
- A cura di
Zane.
Tecnologia & Attualità - Il colosso del search avrebbe penalizzato la visibilità dei servizi offerti dai concorrenti. Si parla ancora una volta di "abuso di posizione dominante", ma dal blog ufficiale rimandano le accuse al mittente: "indicizziamo solamente in funzione dei contenuti", spiega l'azienda.

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Facendo seguito a quanto anticipato lo scorso febbraio, la Commissione Europea ha aperto formalmente martedì un'indagine tesa a capire se Google stia abusando della propria posizione dominante nel campo delle ricerche on-line per penalizzare la visibilità dei concorrenti.

Come forse si ricoderà, Google era finita sotto la lente d'ingrandimento dell'authority in seguito alle richieste avanzate da alcuni competitor, secondo i quali il colosso avrebbe artificialmente rimosso i collegamenti ai loro siti dai risultati al fine di rafforzare la propria posizione sul mercato.

Se le accuse fossero confermate, si configurerebbe l'"abuso di posizione dominante" (Art. 102 TFEU) e l'impiego di "pratiche commerciali scorrette", ovvero due meccanismi legislativi di sicurezza tesi ad incentivare la libera concorrenza.

Parallelamente, gli esperti valuteranno anche le accuse secondo le quali Google avrebbe limitato la visibilità delle inserzioni pubblicitarie per servizi concorrenti ai propri, sia sulle proprie pagine, sia tramite imposizioni ai partner.

Infine, si cercherà di capire se Google abbia effettivamente limitato la portabilità dei dati relativi alle inserzioni verso piattaforme pubblicitarie concorrenti.

Frattanto però, il comunicato della UE precisa che la sola apertura delle indagini non deve essere interpretata come una condanna: la Commissione non ha attualmente alcuna prova di qualsivoglia violazione e sta muovendo unicamente per accertare la situazione.

Dal canto proprio, il gigante del search ha espresso la propria estraneità alle accuse dalle pagine del blog ufficiale European Public Policy Blog. La linea di difesa è quella già sostenuta contestualmente all'annuncio del febbraio scorso: l'azienda lavora con la massima trasparenza, privilegiando unicamente la rilevaza dei contenuti.

Non è la prima volta che la Commissione indaga su tematiche analoghe nel settore dell'IT: nel biennio 2009-2010, i riflettori sono stati puntati su Microsoft e l'intergrazione di Internet Explorer in Windows, in una lunga epopea conclusasi con la famosa "schermata di scelta": per maggiori informazioni ed un riepilogo della vicenda si veda "Ultim'ora: la schermata di scelta del browser web arriva via Windows Update".

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