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Guerra del P2P, ultime notizie dal campo di battaglia

12/08/2005
- A cura di
Archivio - Motion Picture Association of America sul piede di guerra, parola d'ordine: fermare il Peer-to-Peer, a qualunque costo. E intanto il creatore di BitTorrent si incontra in gran segreto con il "nemico"...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Tempi duri per il file sharing e il Peer-to-Peer. Le Major e le associazioni di categoria stanno usando tutti i mezzi leciti e illeciti a loro disposizione per porre fine al download non autorizzato di contenuti protetti dal diritto d'autore. Dopo aver recentemente riportato delle battagliere dichiarazioni di intenti dei senatori americani, fortemente orientate alla difesa partigiana non dell'interesse comune, ma bensì delle voglie e degli interessi commerciali delle Corporation dello spettacolo, in questo caso la MPAA continua a premere sul tasto delle azioni legali, arrivando addirittura alla pubblica gogna per alcuni sfortunati utenti dei network del free sharing. Per non parlare dell'incontro di Bram Cohen con i dirigenti MPAA, le cui motivazioni sono ancora tutte da chiarire...

Il motto MPAA: Denunciali Tutti...

01_-_MPAA_logo.gifMotion Picture Association of America (MPAA), associazione dei produttori cinematografici americani, annuncia un nuovo round di azioni legali contro chi scarica i film dalla rete. Questa volta, il prezzo per chi viene "beccato" può arrivare al pagamento di un risarcimento danni per la bella cifra di 150.000 dollari americani, o può addirittura costare la prigione.

L'Associazione tiene a precisare, come se ce ne fosse bisogno, che non darà tregua alla pirateria e al download di contenuti protetti. John Malcolm, direttore del dipartimento che si occupa della pirateria nel mondo, dichiara che MPAA non piace far citare le persone per un giudizio in tribunale, ma che non è possibile non agire contro chi è colpevole di distribuire materiale rubato attraverso il P2P. La gente deve capire, conclude Mr. Malcolm, che la pirateria è dannosa per chi usa il proprio talento per realizzare i film.

Sempre con intenti educativi, l'associazione ci fa gentilmente sapere che, senza nessuna remora nei confronti della privacy e della decenza, ha denunciato tre downloader sul territorio americano, citando infine nome, cognome e distretto di competenza delle Corti interessate. Secondo il motto "puoi cliccare ma non puoi nasconderti", i Paladini del Copyright ora si inventano una sorta di gogna digitale che dovrebbe ridurre a più miti consigli chi, nonostante tutto, continua a scaricare film col Peer-to-Peer.

BitTorrent si arrende alle Major?

Bram Cohen, il creatore del protocollo alla base del popolare network di file sharing BitTorrent, è stato recentemente ospitato nella sede centrale MPAA a Burbank, in California. I motivi dell'incontro sono sconosciuti, e lo stesso Cohen si è limitato a dichiarare che vi sono state solo "amichevoli trattative" con i rappresentanti dei produttori cinematografici, e che sono in corso negoziati con altri due Studios di cui non è stato rivelato il nome.

Secondo i primi commenti, una simile trattative potrebbe portare alla creazione di una rete "epurata", con filtri imposti sul materiale a cui è possibile accedere. BitTorrent è attualmente una delle maggiori preoccupazioni delle Major: una buona fetta del traffico di tutta Internet è infatti generato sulla sua rete, e i contenuti scaricati spesso sono protetti dal diritto d'autore. Un protocollo in grado di filtrare i contenuti farebbe quindi la felicità delle Major, che avrebbero un'arma in più per fronteggiare il file sharing libero e gratuito.

02_-_Is_that_Piracy.jpgLa sentenza Corte Suprema sul caso Grokster vs. MGM ha giudicato il caso specifico di due compagnie di software, ree di aver venduto i propri programmi di condivisione con la espressa indicazione di poter violare il diritto d'autore. Le associazioni di categoria, lo ribadiamo ancora una volta, leggono la sentenza secondo i propri interessi, e si sentono in diritto di considerarla come una vittoria per l'industria dello spettacolo nei confronti del Peer-to-Peer tout court. Galvanizzate, continuano per la strada che hanno intrapreso da anni, da quando buttarono giù i server di Napster e generarono il moderno P2P decentralizzato e server-less, frammentato in innumerevoli reti e protocolli.

Accecati dalla loro incapacità di vedere ad un palmo dal proprio naso, i dirigenti timorosi delle innovazioni e delle trasformazioni tecnologiche non fanno altro che continuare con una politica che si è dimostrata fallimentare, e soprattutto controproducente per quegli stessi interessi che essi dicono di voler difendere: si fossero voluti salvaguardare i diritti degli artisti e di chi produce, ora non dovremmo più preoccuparci della dubbia liceità dello scambio e della condivisione di file multimediali. Le associazioni continuano a sbagliare, il P2P non è il problema, e la questione si può risolvere soltanto in modo pragmatico e costruttivo. Sempre che si abbia la volontà di farlo...

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