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Italia, la cultura digitale è stata azzoppata?

14/01/2008
- A cura di
Archivio - È passata nel silenzio dei giorni pre-natalizi la proposta di modifica al diritto d'autore per le cose di rete. I promotori della legge si affrettano a precisarne i contenuti ma i blogger accusano e gli avvocati - giustamente - cavillano. Sarà un disastro, dicono.

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Dunque il "comma 1-bis" sui contenuti digitali, evocatore involontario di lontane memorie fantozziane, è stato alla fine approvato: la modifica alla legge sul diritto d'autore e SIAE, da tempo all'esame del Parlamento e Commissione Cultura, e stata votata nella notte tra il 21 e il 22 dicembre nel silenzio mediatico delle incombenti festività natalizie.

La legge, definita "Disposizioni concernenti Società italiana degli autori ed editori (SIAE)", prevede importanti novità per l'organizzazione dei produttori di contenuti più odiata d'Italia ma soprattutto introduce il suddetto comma bis, che stabilisce per legge che tutte le opere di valore culturale riprodotte in rete devono essere degradate rispetto all'originale, rimandando a non meglio precisati limiti il compito di stabilire in dettaglio cosa tale "degrado" comporti ai fini pratici.

La norma, effettiva dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, recita testualmente: "1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell'università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all'uso didattico o scientifico di cui al presente comma".

Come riportato in passato la norma incontra il favore dei rappresentanti dell'industria, convinti che essa rappresenti un buon punto di mediazione tra la necessità di difendere il diritto d'autore delle opere in oggetto e quella del pubblico di poterle usare a scopi didattici.

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Ad essere meno convinti della bontà della nuova legge sono invece molti degli esperti legali che si occupano di Internet e diritto, come ad esempio Manlio Cammarata e Guido Scorza. Per i giuristi si tratta di una misura che introduce nuovi limiti in un settore - quello della distribuzione in rete delle opere di valore culturale protette dal diritto d'autore - finora non interessato da paletti di sorta. "Che non abbiano capito o che abbiano consapevolmente voluto favorire i titolari dei diritti... cambia poco... ciò che conta e che hanno contribuito a trafugare il più prezioso dei tesori d'Italia e che con 85 parole abbiano oscurato per sempre la cultura digitale" scrive un preoccupato Guido Scorza sul suo weblog.

Un vero e proprio attacco alla cultura e a Internet insomma, la cui voce nella blogosfera si è sparsa con la velocità tipica del passaparola. Purtroppo per il quieto vivere dei politici, il malcontento e il criticismo è montato al punto da attirare l'interesse di alcuni tra i più ascoltati osservatori delle cose italiane in rete come il blog di Beppe Grillo, pubblicato anche in inglese e giapponese e non di rado finito con le sue cronache impietose sulle pagine dei grandi giornali internazionali come sintomo del perdurante malcostume italiano.

A quel punto i suddetti politici si sono affrettati a precisare e commentare ulteriormente l'iniziativa: Pietro Folena, presidente Commissione Cultura Camera dei Deputati, ha ribattuto alle critiche mettendo in evidenza il fatto che, prima dell'introduzione della norma, era consentito solo citare le opere di riferimento ma non riprodurle nella loro interezza. "Viceversa il nuovo comma 1-bis estende - dice Folena - la possibilità di pubblicazioni'liberè sia pure solo per siti didattici e scientifici all'intera opera (immagine o musica), anche se degradata".

Per il deputato il senso dell'intera iniziativa è stato "travisato", perché piuttosto che mettere paletti il comma vuole aprire nuovi spazi di espressione e riutilizzo dei contenuti, prevedendo a suo dire la nascita di una "piccola, piccolissima ma comunque importante, isola di libertà" in seno alla rete.

Per Folena - che da sempre si dice favorevole a una revisione anche delle norme sul file sharing, attualmente governate dalla vituperata legge Urbani - sarebbe insomma un vero e proprio principio di fair use all'italiana, e il degrado imposto dal riutilizzo delle opere protette dal copyright non sarebbe a suo dire invalidante per la consueta esperienza di navigazione a cui oggi sono abituati i netizen: "Ad esempio, un file audio potrebbe essere messo a disposizione sul sito con una qualità non paragonabile a quella di un CD, ma comunque ascoltabile - dice l'onorevole - o un'immagine con dimensioni non utili alla riproduzione a stampa (quindi praticamente tutte le immagini del web)".

Chi ha ragione dunque? Il partito dei possibilisti come l'avvocato-blogger Daniele Minotti, ricredutosi sulla reale portata del comma-bis fantozziano dopo la replica di Folena su Punto Informatico, o Guido Scorza che continua a considerare la nuova norma come una iattura, "un errore grave sotto un profilo di politica legislativa prima e di diritto poi, ovvero, nella fase della traduzione in norma"? Non resta a questo punto che conoscere questi famigerati paletti che gli apparati ministeriali dovranno formulare, per stabilire in sostanza il "degrado" necessario al libero riutilizzo dei contenuti.

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