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In arrivo la bolla speculativa 2.0

16/08/2007
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Archivio - Si affollano i presagi di un nuovo crackdown in seno all'economia di rete. E questa volta sarà peggio di quella di inizio millennio, avverte il colonnista John Dvorak.

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Web 2.0, contenuti autoprodotti, blog come lavacro ideale della perduta integrità di un giornalismo asservito ai potenti di turno, portali video con i filmini del compleanno della nonna o le puzzette del criceto obeso: per John C. Dvorak, famoso commentatore di testate tecnologiche in attività dagli anni'80, sono tutti segni dell'ennesima e incontrollabile speculazione finanziaria sul web e la società dell'informazione.

In una delle sue "columns" pubblicate su PC Magazine, Dvorak raffronta l'attuale stato di cose nell'IT con l'altra celebre speculazione passata alla storia come bolla della new economy, che tra il 1999 e il 2000 travolse le cosiddette dot.com mandando sul lastrico quanti cedettero al pensiero allora imperante, ovvero che la presenza su Internet, indipendentemente dall'opportunità, dai servizi o non-servizi offerti o dal costo di un sito web era tutto per un business di qualsivoglia tipo. Dalle stringhe per le scarpe alle bombe nucleari per il mercato di massa, questo diceva il pensiero imperante, chi non era "on-line" sarebbe stato in breve tempo "out", fuori dagli affari per inedia commerciale e finanziaria.

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Un gran mucchio di fesserie naturalmente, ma Dvorak esprime l'attuale preoccupazione diffusa tra chi si occupa di media e informazione, e cioè che stiamo seguendo lo stesso processo e non possiamo che aspettarci i medesimi risultati: uno scoppio fragoroso.

Già la bolla della new economy, ricorda il columnist, non fu nulla di nuovo: prima ancora c'era stata la bolla dei CD-ROM, della guerra del software, dei programmi per la produttività personale e dei PC cloni "IBM-compatibili". Tutte speculazioni caratterizzate infine da un qualche genere di collasso, con conseguenti contraccolpi per l'economia e la società. Costante, inoltre, si rivela la capacità che le speculazioni successive hanno dimostrato di essere l'una peggiore dell'altra.

E così com'è stato per la new economy, sostiene Dvorak, presto emergerà la (o le) causa scatenante della nuova corsa all'oro, che si concluderà in un disastro come tutte le altre speculazioni ma con effetti negativi esponenziali.

Già si intravedono alcune possibili "micce" in grado di innescare inesorabilmente il processo, e tra queste il commentatore ci mette i siti di social networking, la mania delle decine e decine di portali video - desiderosi certamente di fare l'affare dell'anno come è stato per YouTube acquistato da Google - i contenuti prodotti dagli utenti (tema in circolazione sin dai tempi del venerando network di Usenet e oggi di gran moda), la fissazione del mobile computing (con l'hype da iPhone a fare da ideale punta dell'iceberg nello specifico) e la proliferazione di "widget" e toolbar sui browser, i sistemi operativi, praticamente dappertutto.

Oltre alle possibili concause scatenanti offerte alla discussione da Dvorak, di mio ci potrei mettere il cosiddetto citizen journalism, l'eccessiva importanza che blog personali e di commentatori improvvisati stanno acquisendo nel mondo dell'informazione che corre veloce in rete. Forse troppo veloce, considerando che alcuni clamorosi casi di interventi dilettanteschi, impropri e poco informati sui fatti sono individuabili con sin troppa facilità.

Insomma il messaggio è chiaro e inequivocabile: basta guardarsi intorno per cogliere da ogni dove segni dell'Apocalisse di bit e soldi che verrà. Chi fosse interessato alla discussione o avesse colto un segno biblico che qui non è indicato, può offrire il proprio punto di vista partecipando come sempre al MegaForum.

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