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La percezione degli americani: il P2P non è un furto

08/02/2007
- A cura di
Archivio - A dispetto degli sforzi di MPAA e compari, un'indagine conoscitiva rivela che negli States il P2P non è affatto considerato un reato grave. Biasimato invece il furto di supporti originali nei negozi.

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Decine di migliaia di cause legali contro cittadini comuni, interi nuclei familiari, milionari e nonne telematiche defunte, e l'industria dei contenuti americana cos'ha ottenuto? Niente: il peer-to-peer continua ad essere, nella percezione del netizen tipo, uno strumento pratico e veloce di ottenere ciò che vuole, nonostante MPAA, RIAA e sodali lo dipingano da sempre come l'apocalisse su network del mondo (dell'industria, soprattutto) come siamo abituati a conoscerlo oggi.

A rivelare l'interessante dato una ricerca di Solutions Research Group, basata su un campione rappresentativo di 2.600 americani interpellati via Internet e telefono. Dallo studio, incentrato sul download di contenuti cinematografici, esce fuori che la ragguardevole cifra di 32 milioni di utenti, il 18% della popolazione, ha almeno una volta scaricato un film dalla rete. Di questi, ben 20 milioni lo hanno fatto durante l'ultimo mese.

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Sul totale, solo il 40% pare considerare il download di contenuti dal P2P come un reato grave e da sanzionare, e l'80% dei suddetti downloader ha usato una rete di file sharing per ottenere il film. La condivisione insomma è percepita come un fatto normale, perfettamente integrato nel mezzo informatico e generalmente senza impatto sull'economia globale dell'industria cinematografica. Al contrario, il 78% giudica un reato grave il furto di supporti fisici originali all'interno dei negozi.

Il Peer-to-Peer non è insomma pirateria, nella percezione comune dell'americano medio: Kaan Yigit, il direttore dello studio, definisce il fenomeno come conseguenza di un "Effetto Robin Hood", considerando l'estrema agiatezza in cui passano l'esistenza star, starlette, produttori e altre celebrità Settima Arte, che non può venire certo intaccata, suggerisce Yigit, da un semplice download di un DivX.

Certo è che, considerando i dubbi sulla presunta dannosità della condivisione di contenuti che cominciano a farsi largo anche tra le istituzioni di controllo, l'industria avrà il suo bel daffare, considerando questi dati, per modificare un'idea così radicata e diffusa tra la popolazione. E come dimostrano le reazioni quasi liberatorie dei media su recenti fraintendimenti di una sentenza Corte di Cassazione italiana, l'idea che il P2P non sia un furto ma un mezzo pare non interessi solo l'America...

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