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RIAA accusa: anche i morti rubano la musica col P2P!

27/05/2006
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Archivio - Interessante caso di "download post-mortem" segnalato dall'incessante azione persecutoria dell'associazione dei discografari americani, che non lasciano riposare una nonnina trapassata, rifiutandosi persino di credere al certificato di morte della poverina..

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Lo ammettiamo, la notizia è in rete già da un po' , pur tuttavia non abbiamo resistito: di casi in cui la Recording Industry Association of America ha coperto di ridicolo se stessa e la sua Santa Crociata Persecutoria condotta contro il Malvagio P2P se ne contano e se ne continueranno a contare in gran numero, ma questa breve escursione nel regno del soprannaturale tecnologicamente avanzato è davvero troppo bella per non essere riportata.

01_-_RIAA.jpgAccade dunque che l'associazione famosa, tra le altre cose, per essere stata denunciata dalle etichette appartenenti alla categoria da essa stessa rappresentata (rif. RIAA denunciata dai discografici!), abbia accusato, sic et sempliciter, una donna morta da un pezzo di scaricare musica illegalmente dalle reti di file sharing. La signora con il pallino dei "download della cripta" è tale Gertrude Walton, passata in un mondo migliore alla veneranda età di 83 anni durante il Dicembre dell'anno 2004.

Un posto sicuramente migliore, l'aldilà (stando a molte visioni della vita ultraterrena delle culture di ogni parte del mondo), ma certo non molto diverso, in quanto a scrocco ai danni della attivissima associazione (neanche i cancelli del paradiso riescono a fermarla!), secondo i suoi molto ben pagati legali. Che, evidentemente, passano più tempo a contare i soldi del compenso piuttosto che a verificare di non commettere emerite castronerie, nella foga persecutoria che tanto piace al loro esclusivo cliente.

La nonnina fanta-telematica, nota in vita per non avere mai posseduto un Personal Computer e per non saperne usare uno, ha magicamente acquisito, dopo il trapasso, conoscenze da pirata multimediale di prim'ordine: secondo RIAA, da zombi la signora Walton ha acquisito il nickname "smittenkitten", e con esso si è lanciata nel download non autorizzato di 700 brani, indubitabilmente scovati nell'inesistente PC della morta dalle incredibili capacità di indagine ultraterrena dei segugi a disposizione dell'associazione.

Strano a dirsi, lo zombi-signora Walton non ha mai potuto rispondere alle lettere accusatorie inviatele da RIAA, la qual cosa ha rafforzato ulteriormente l'idea della sua colpevolezza. Si, d'accordo, la figlia della povera signora ha provveduto a inviare regolare certificato di morte all'associazione, ma non è servito a niente: "quel morto danneggia i nostri artisti!" è stata l'inevitabile risposta.

A risolvere il "caso", comunque, ci ha pensato un giornalista inglese che, chiedendo delucidazioni in merito alla neonata strategia di perseguire i morti per racimolare quattrini, ha spinto un portavoce ad ammettere che "si, forse abbiamo commesso un errore".

Francamente, siamo troppo divertiti dalla cosa per tentare una qualsiasi critica razionale alla demenza senile di questo dinosauro di associazione, e ci limitiamo a chiosare dicendo che in questo caso, più che una strategia, la denuncia sistematica degli utenti del P2P si è rivelata essere una macchietta...

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