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RIAA denuncia altri 754 utenti di reti di file sharing

09/12/2005
- A cura di
Archivio - Nonostante i nuovi metodi di minaccia delle software house a mezzo postale, l'associazione dei discografari americani preferisce sempre spaventare la gente che usa la rete con minacce di cause legali e schiere di avvocati prezzolati...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

03_-_RIAA_will_sue_your_ass!.gifSanta Crociata del Profitto contro il Male del P2P Selvaggio continua sempre più vigorosa e incattivita. Lasciando per un attimo da parte la nuova metodologia di minaccia diretta delle aziende creatrici di software per scambio file (che ha ottenuto, al massimo, di far chiudere un'azienda e rendere ancor più popolare il software da essa creata, l'inossidabile WinMX), la Recording Industry Association of America torna al suo vecchio amore, spaventare gli utenti con la prospettiva di un processo umiliante ed economicamente disastroso (almeno nella prospettiva di un cittadino americano medio, in questo caso) e costringerli a patteggiare.

Questa volta le denunce sono ben 754, e portano il numero totale di americani vittime RIAA a 17mila unità. Come spesso accade, tra i denunciati vi sono anche studenti di ben 12 Università, tra cui Boston University, Columbia University, New York University e Rochester Institute of Technology.

Ovviamente, canti di vittoria per il Trionfo Giustizia si levano dal campo delle etichette discografiche, assieme a dichiarazioni che millantano successo per "la strategia della denuncia" nell'ambito della lotta senza quartiere al file sharing.

01_-_Download.jpgA scanso di equivoci, notiamo ancora una volta come il Peer-to-Peer sia un mondo in continuo divenire: la chiusura di una rete, o il tentativo più o meno riuscito di influenzare l'utilizzo di filtri nel software alla base della connessione al network, sono stati finora sempre compensati con la crescita proporzionata della popolazione media di altre reti considerate più sicure e "attrattive" dal punto di vista dei contenuti e del numero di fonti disponibili.

Inoltre, indagini sempre più sistematiche e competenti dimostrano come il Peer-to-Peer nella sua globalità, nonostante tanto sbracciarsi di poveri managar super-ricchi e tanto adoperarsi dei legulei prezzolati, cresca, lo abbia sempre fatto e, secondo le previsioni, continuerà a farlo (rif. P2P, eDonkey2000 batte BitTorrent su video e DivX, Le denunce fanno pubblicità al Peer-to-Peer!).

Il buon senso vorrebbe che chi inscena questo strapparsi le vesti di dosso per i presunti danni del P2P alle finanze delle ricchissime major della musica internazionale prendesse atto dell'inefficienza, sul lungo periodo, della strategia del contrasto incondizionato al file sharing libero e senza vincoli: la storia della tecnologia è piena di nuovi ritrovati che hanno permesso la "distruzione creativa" di lavori e mercati, nascita di nuove opportunità accanto all'abbandono di strade vecchie e senza futuro. Ma, si sa, dove c'è di mezzo il denaro, il buon senso e la ragionevolezza contano poco meno di un due di picche. E qui di denaro in gioco ce n'è davvero a palate...

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