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File sharing in Parlamento, autunno caldo in arrivo

17/08/2007
- A cura di
Archivio - Una nuova proposta di legalizzazione del P2P è stata presetanta prima della chiusura dei lavori Camera dei Deputati. Se ne riparlerà a settembre, ma nel mentre fioccano i reclami contro Peppermint e Logistep e le notizie sul sempre più infuocato fronte del P2P in Europa e negli States...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

La pausa agostana nei lavori di Palazzo Montecitorio ha rimandato la discussione al prossimo 10 settembre - data di riapertura delle attività parlamentari - ma quello che si prepara è un autunno pieno di interessanti prospettive per quanto riguarda il file sharing italiano e le attuali norme legali che equiparano la condivisione di un MP3 ad un omicidio. La causa scatenante è una proposta di legge presentata dall'onorevole Marco Beltrandi della Rosa nel Pugno, che se non ha ancora provocato una violenta reazione da parte di SIAE, FIMI e mariuoli organizzazioni similari farà di certo parlare molto di se in futuro.

Al progetto di legge è stato assegnato il numero 2963, attualmente in attesa di una prima lettura Camera, la cui definizione per esteso è: "Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di comunicazione di opere al pubblico da parte di persone fisiche che scambiano archivi attraverso reti digitali per fini personali e senza scopo di lucro, nonché di riproduzione privata dei fonogrammi e videogrammi dalle medesime messi a disposizione del pubblico".

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Il che equivale a sancire, né più né meno, la depenalizzazione e liberalizzazione totale della condivisione e distribuzione di contenuti multimediali sui circuiti di file sharing a fini personali. Beltrani, eletto alle Amministrative di aprile 2006 nella XX circoscrizione (Campania 2) e attualmente Vicepresidente Commissione Trasporti e componente Commissione di Vigilanza RAI, si muove sulla stessa falsariga della precedente iniziativa di Maroni, Folena e degli altri parlamentari che hanno chiesto l'abolizione del penale per il P2P (rif. Italia, il file sharing è sotto assedio).

Spiegando le motivazioni della proposta, il Deputato mette l'accento sull'attuale squilibrio delle leggi nazionali a favore del copyright, un diritto alla giusta remunerazione delle opere d'ingegno che oggi rischia di trasformarsi in "un elemento di negazione della libera circolazione delle idee, delle opere, dei contenuti". Per Beltrani il P2P ha dimostrato tutti gli effetti positivi generati sul mercato dalla libera circolazione dei contenuti in rete: il parlamentare cita ad esempio una recente ricerca dell'ANICA, secondo cui "tra chi fa file sharing vi è una maggiore propensione ad andare al cinema rispetto al resto della popolazione".

Ovviamente, la proposta è pesantemente influenzata dal recente caso dell'affaire Peppermint-Logistep, tentativo di schedatura di IP e persecuzione dei condivisori italiani battuto infine dalla sentenza emessa dal giudice Paolo Costa presso il Tribunale di Roma (rif. Caso Peppermint, la sentenza conferma: violata la privacy degli utenti). Considerare dei criminali gli utenti del P2P è per Beltrani "una ipotesi di reato artificiale, cui non corrisponde la percezione del disvalore del fatto da parte dei consociati, per i quali lo scambio di materiali (pur illecito) è avvertito come naturale e culturalmente accettato".

La proposta prevede l'accettazione, con un accordo tra le associazioni di categoria quali le suddette SIAE e FIMI e quelle che rappresentano i consumatori, di una licenza collettiva che regolamenti la legalità della distribuzione di audiovisivi senza scopo di lucro, sul modello della ormai famigerata Licenza Volontaria Collettiva proposta a suo tempo dall'associazione pro-diritti digitali EFF.

Sia come sia, se l'iniziativa avrà gambe sufficienti per raggiungere lo scopo ce lo dirà la prossima apertura dei lavori Camera. Quel che è certo è che, mentre si muovono i parlamentari più aperti e consapevoli della portata rivoluzionaria delle nuove tecnologie di scambio nate in seno Rete, lo stillicidio di iniziative legali pro e contro gli utenti del P2P non si è affatto fermata in questo caldo mese d'agosto: Altroconsumo, associazione di consumatori particolarmente attiva nell'ambito del caso Peppermint, ha presentato nei primi giorni del mese un secondo reclamo presso il Garante Privacy, teso a difendere 73 utenti-condivisori dalle famigerate raccomandate di pizzo spedite a mezza Italia da Capitan 8, avvocato di Bolzano che si sta facendo una discreta nomea da azzeccagarbugli in seno alla community.

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Altroconsumo ha finora offerto assistenza legale ad 88 consumatori, basando le proprie richieste sulla suddetta sentenza del Tribunale di Roma, che ha finora stabilito l'illegalità della raccolta di indirizzi IP e, di conseguenza, l'impiego di tali informazioni per qualsivoglia iniziativa, incluse le raccomandate di "saldo" finora recapitate a migliaia di condivisori.

Che poi gli indirizzi IP, da soli, non servano affatto ad individuare i reali responsabili del presunto reato di condivisione illegale - che illegale, per molti e giustificati motivi, evidentemente non è - è un dato di fatto indicato recentemente anche da un esperto americano, assoldato da 11 studenti Oklahoma State University che, nell'ambito del caso Arista v. Does 1-11, si oppongono alla richiesta di RIAA di venire a conoscenza delle reali identità dietro gli IP individuati dall'associazione discografica degli States.

Jayson E. Street, Chief Information Security Officer per Oklahoma City, ha letteralmente smantellato la premessa di RIAA secondo cui dietro un IP vi debba essere necessariamente uno ed un solo utente. Basta infatti che il suddetto IP corrisponda ad un punto di accesso disponibile pubblicamente, come ad esempio l'indirizzo di un server anonimizzatore della rete TOR, perché esso possa essere impiegato in contemporanea da un numero imprecisato di utenti. Ciò che sostiene RIAA, secondo l'opinione dell'esperto, è "effettivamente sbagliato" e "ingannevole".

Certo, il P2P non se la passa benissimo in Belgio dove, come segnala l'avvocato blogger Guido Scorza, un tribunale ha ordinato al provider Scarlet di filtrare i contenuti protetti dal diritto d'autore: ancora una volta, sostiene Scorza, emerge la necessità di raggiungere "una posizione di equilibrio" tra i diritti dei proprietari del copyright e quelli degli utenti. "Allo stato, infatti - conclude il weblog - la bilancia sembra pendere pericolosamente dalla parte dei primi ed a svantaggio dei secondi".

In Germania, al contrario, una corte di Offenburg ha stabilito che gli ISP non sono obbligati a rivelare i dati degli utenti - proprio quelli dietro i suddetti, fallaci indirizzi IP - a IFPI e all'associazione dell'industria musicale tedesca. Le etichette hanno infatti fallito nel fornire le prove di un danno sostanziale provocato dalla presunta condivisione non autorizzata, ragion per cui la corte ha giudicato un "danno triviale" quello della presunta condivisione in oggetto.

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Le acque sono dunque più che mai in movimento, per il file sharing internazionale ma soprattutto europeo: non molto tempo addietro, verso la metà di luglio, l'avvocato generale Corte di Giustizia Europea Juliane Kokott ha asserito che per la legge dell'Unione non sussiste obbligo da parte dei provider di fornire informazioni sulle reali identità degli utenti di Internet dietro gli indirizzi IP, a meno di reati gravi o squisitamente per motivazioni di pubblica sicurezza. Proposta di interpretazione legale che rispecchia in pieno, a conti fatti, quella stabilita dal Tribunale di Roma nell'ambito del giudizio emesso nei confronti di Peppermint & compagni di merende assortiti.

Insomma, anche se per natura non sono un ottimista questa volta voglio concludere con una nota positiva: tutto sta ad indicare che il vento è cambiato, per quanto riguarda il P2P. Al punto che mi piace pensare ci siano le condizioni affinché una proposta di regolamentazione come quella del deputato Marco Beltrandi, che in altri tempi sarebbe stata tacciata di eresia degna di un rogo da caccia alle streghe, riesca a farsi largo tra le tante e laceranti problematiche che attendono il Parlamento italiano alla riapertura dei lavori per il prossimo settembre.

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