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È guerra aperta fra Apple e Adobe

03/05/2010
- A cura di
Zane.
Tecnologia & Attualità - Il CEO di Apple spiega le motivazioni che hanno spinto l'azienda ad estromettere Flash da iPhone, iPod e iPad. Il CEO di Adobe risponde: sono argomentazioni di facciata, studiate per coprire meri interessi commerciali.

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Che non scorra esattamente buon sangue fra Apple e Adobe ultimamente è ormai fatto noto. In caso vi fossero ancora dubbi in merito, basta leggere gli ultimi botta e risposta fra i due dirigenti massimi delle aziende per fugare ogni dubbio.

L'attacco di Apple

Ad attaccare per primo è stato il numero uno di Apple. In una lettera aperta pubblicata sul sito ufficiale, Steve Jobs ha criticato aspramente Flash, illustrando le motivazioni che hanno spinto Apple ad escludere questa tecnologia da iPhone e iPad.

Si parte dal concetto di standard aperto: il visionario boss di Apple spiega che, nonostante il proprio gruppo utilizzi numerose tecnologie chiuse, è comunque un sostenitore degli standard aperti per il web. Per questo motivo, Apple ha scelto di abbracciare HTML5, CSS e Javascript e di escludere Flash, controllato, ricorda Jobs, interamente da Adobe.

In seconda battuta, Flash non sarebbe così indispensabile: iPhone e soci offrono applicazioni dedicate per accedere agli streaming H.264 di moltissimi videoportali, fra i quali YouTube ed altri "big" del settore. In quanto ai giochi, concede Jobs, quelli realizzati in Flash non funzionano sui dispositivi mobili realizzati dall'azienda, ma App Store offre oltre 50.000 titoli videoludici fra i quali scegliere, molti dei quali sono gratuiti.

Jobs procede spiegando che proprio Flash è la principale causa di crash su Mac, ha problemi di sicurezza continui, garantisce pessime prestazioni sui dispositivi mobili, è troppo aggressivo sulla batteria poiché non supporta (ancora) la decodifica in hardware del video H.264 e le applicazioni realizzate con questa tecnologia sono poco adatte all'uso tramite il tocco.

Ma il motivo più pressante, prosegue la lettera aperta, è il fatto che Apple offre già tutti gli strumenti di sviluppo più adatti a realizzare programmi espressamente studiati per trarre beneficio dalle innovative capacità degli iDispositivi: impiegare Flash significa creare programmi sub-ottimali, ed essere costretti a rimanere legati all'evoluzione di questa tecnologia per sviluppare nuovi strumenti. Uno scenario che, ai piani alti di Cupertino, reputano inaccettabile.

"Flash è uno strumento di sviluppo cross-platform. Non è fra gli obbiettivi di Adobe aiutare gli sviluppatori a scrivere le migliori applicazioni per iPhone, iPod e iPad . Il loro obbiettivo è aiutare gli sviluppatori a scrivere applicazioni cross-platform" scrive il numero uno di Apple.

"Forse Adobe dovrebbe concentrarsi più sulla creazione di buoni strumenti per HTML5 in futuro, e meno sul criticare Apple per aver abbandonato il passato", conclude.

La replica di Adobe

La replica di Adobe non si è fatta attendere a lungo. Nel corso di un'intervista rilasciata a Wall Street Journal, Shantanu Narayen, CEO dell'azienda, ha rimandato al mittente le accuse di Jobs.

Secondo Narayen, le motivazioni proposte dalla lettera sarebbero solamente una facciata necessaria a mascherare le reali motivazioni per le quali Apple non vuole Flash sugli iProdotti: l'azienda teme la semplicità con la quale la soluzione Adobe consente di creare programmi in grado di funzionare su più dispositivi e, quindi, sottrarre all'ecosistema parte dei propri contenuti esclusivi.

Tutte le altre motivazioni tecniche citate dal CEO di Apple, prosegue il dirigente Adobe, sono senza fondamenti: fosse diversamente, il gruppo non averebbe approvato, inizialmente, oltre 100 applicazioni scritte con tecnologie Adobe e portate su iPhone.

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