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Sony-Gronkster: quasi pronto l'accordo

11/11/2004
- A cura di
Zane.
Archivio - In molti hanno mostrato entusiasmo per un accordo che, in tutta probabilità, ben poco significa per il mercato di settore.

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

"Se non puoi batterli... comprali!" è sicuramente questo il motto della nuova economia mondiale: Sony BMG, uno dei principali gruppi dell'industria musicale d'oltreoceano, ha confermato da alcuni giorni la voce che vede il colosso impegnato in alcune trattative per l'acquisto di Gronkster, una delle piattaforme di sharing che in passato hanno dominato la scena p2p mondiale.

Da molte parti si è gridato "alla rivoluzione! ", vedendo nell'accordo un avvicinamento delle major della musica al filesharing: a mio avviso siamo ben lontani da questo.

Anzi, tutto l'opposto.

Si tratta solamente del vecchio teatrino dell'economia americana, in cui una potente multinazionale acquista un prodotto di successo non tanto per abbracciarne la filosofia di distribuzione e poter capitalizzare con essa, ma solamente per mettere a tacere un competitor scomodo.

A quanto pare infatti, i più non hanno colto un aspetto molto importante della vicenda: Sony non ha alcuna intenzione di buttarsi in un mercato P2P come può essere quello di Gronkster, magari introducendo un canone per accedere al servizio e condividere in piena legalità (quello che, secondo molti attivisti Rete, sarebbe il modello ideale per risolvere il problema della pirateria): tuttaltro!

Sony infatti ha annunciato di voler trasformare Gronkster nell'ennesimo jukebox on-line, permettendo il download gratuito di clip e frammenti di opere, e forzando l'acquisto dei singoli brani, contando su una visone distorta del try-before-buy, una mossa di marketing che in un modello distributivo di sharing totale come quello di oggi trova davvero scarsa applicazione, in favore di una visione più ampia del concetto, in cui il pubblico può (davvero) provare-prima-di-comprare, senza limiti di tempo o di "piccoli clip".

Storia vecchia? A mio avviso decisamente si: ricordate un certo Napster acquistato a suon di dollaroni e risoluzione di azioni legali?

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