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Diritto d'autore, un emendamento mette a rischio la qualità Rete

25/09/2007
- A cura di
Archivio - Se la proposta di modifica venisse approvata, Internet italiana rischierebbe di doversi affidare solo a contenuti di qualità scadente per la condivisione della conoscenza a fini divulgativi o educativi. I giuristi accusano, le marionette dell'industria ovviamente applaudono.

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Mentre da un lato si tenta di ristabilire il giusto equilibrio tra il diritto d'autore e il diritto di tutta la società, cioè il diritto di accedere liberamente al sapere e ai contenuti in una società dell'informazione che ha enormemente moltiplicato i canali di distribuzione e fruizione, il Parlamento italiano dà per un altro verso prova di essere ancora parecchio ignorante e inconsapevole della reale natura del medium Internet, il più avanzato e complesso che il genere umano abbia mai creato.

La cosiddetta "legge SIAE" contiene un emendamento al primo comma dell'art.70 Legge sul Diritto d'Autore, il quale attualmente prevede che "il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione", fermo restando un utilizzo non commerciale delle opere in oggetto.

L'emendamento propone l'introduzione del "comma 1-bis", che specifica ancora di più l'eccezione dell'utilizzo divulgativo di contenuti protetti: "È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete Internet a titolo gratuito di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradati, per uso didattico o enciclopedico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro". I criteri secondo cui l'utilizzo possa poi essere considerato "didattico o enciclopedico" devono essere stabiliti per decreto dal Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro della pubblica istruzione e dell'università e della ricerca, "previo parere delle Commissioni parlamentari competenti".

Copyright_is_Fascism.jpg

Il pericolo insito nella proposta lo denuncia l'avvocato-blogger Guido Scorza, come sempre attento osservatore degli avvenimenti che accadono al confine tra Internet, la legge e il diritto. Il principio che porta avanti Scorza è che le norme attuali non prevedono alcuna differenziazione tra i diversi mezzi di comunicazione rispetto alla qualità dei contenuti da poter adoperare e citare pro-bono.

Il comma 1-bis - scritto nel perfetto legalese del peggior azzeccagarbugli, stile Capitan 8 insomma - fa in modo che "a fini di critica, discussione e didattica, da domani, in Rete si rischia di poter utilizzare solo musiche ed immagini di serie B, se così può tradursi l'ambiguo riferimento alla'bassa risoluzione o degradati", dice Scorza sul suo weblog. L'esperto parla di vero e proprio "Golpe culturale o, se preferite, un furto di cultura in danno degli utenti Rete e delle altre tecnologie di comunicazione e condivisione".

Non stupisce in tal senso l'entusiasmo della FIMI, la banda di truffatori associazione in difesa del copyright che già ha squalificato a suo tempo la proposta Beltrandi sul file sharing come tentativo di "legalizzare l'esproprio dei diritti". Per l'organizzazione l'emendamento è una "buona mediazione tra le necessità di accedere ai contenuti culturali e le necessità di tutelare il copyright come un buon compromesso che soddisfa gli interessi di tutti", chiarendo inoltre il suddetto che "altri usi che esulano da quanto stabilito dall'articolo" sono illegali e passabili quindi di denuncia.

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