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Peppermint vs il P2P: il Garante schierato e l'avvocato ciarliero

05/06/2007
- A cura di
Archivio - Novità dal clamoroso caso giudiziario che sta infiammando la rete: il garante risponde finalmente al senatore Cortiana, mentre l'autore delle diffide estorsive inviate a mezza Italia risponde ad una intervista sul blog SANTAPEPPER.

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Continua a far discutere la diatriba legale che potremmo ormai chiamare Peppermint vs gli "Italien" del P2P: se è ancora presto per verificare le conseguenze giudiziarie delle famigerate missive inviate ai pirati condivisori, è tuttavia possibile registrare gli interventi delle due parti interessate, nelle "persone" dell'avvocato che tali missive le ha scritte e del Garante Privacy, che risponde finalmente a Cortiana e ribadisce i propri dubbi sull'azione di Logistep, Peppermint e relativi legulei al guinzaglio.

Prima il Garante: con un'attesa che ha forse fatto passare più tempo del dovuto, le richieste di spiegazioni da parte del senatore Fiorello Cortiana hanno avuto finalmente replica. In una lettera trascritta dallo stesso Cortiana sul forum del suo weblog, il segretario generale dell'Istituzione di controllo Giovanni Buttarelli ribadisce quanto già scritto dal garante nel suo comunicato stampa di quasi due settimane addietro, con la scelta precisa di costituirsi in giudizio nei confronti delle cause intentate da Peppermint GmbH e Techland SP.z.o.o. presso il Tribunale di Roma.

"Gli approfondimenti svolti hanno permesso di rilevare che vi sono rilevanti profili attinenti specificamente alla protezione dei dati personali" scrive Buttarelli, profili che secondo il Garante "non comprovano la liceità e la correttezza del trattamento svolto dalle società a prescindere dalla circostanza che si tratti di dati di traffico. I medesimi profili attengono, in particolare, alla liceità stessa del monitoraggio in rete, alla notificazione dei trattamenti, al prior checking e all'informativa preliminare agli utenti interessati".

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Per il Garante la condotta dei "diskografiken" tedeschi ha dunque tutte le caratteristiche dell'illegalità, e in virtù di questo l'Istituzione ha provveduto ad aprire un "procedimento amministrativo di controllo" autonomo nei confronti di Logistep AG, la società svizzera che, come già detto, ha approfittato della disponibilità del codice sorgente del programma di P2P Shareaza per monitorare i condivisori a loro totale insaputa.

Nel mentre che il Garante affila le armi, l'avvocato Otto Mahlkneht dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner, autore materiale delle lettere di accomodamento inviate agli utenti, risponde ad una interessante intervista pubblicata su SANTAPEPPER, weblog che segue da vicino il caso: Mahlkneht risponde su questioni quali il calcolo che è stato fatto per arrivare a sintetizzare la famosa cifra di 330 euro richiesta ai pirati musicali, l'efficacia tecnica del software adoperato da Logistep per identificare gli IP degli utenti, l'eventualità che il reato di condivisione in oggetto, di natura penale secondo la legislazione italiana, porti alla persecuzione d'ufficio dei responsabili e la possibilità che in futuro ci siano azione simili intentate da altre società produttrici.

L'avvocato definisce la situazione della pirateria telematica "non più tollerabile", manda alle ortiche la volontà del Garante di vederci chiaro - "si leggano le ordinanze!" dichiara - e anticipa nuove possibili iniziative legali da parte del suo studio, avendo questo già in carica "la procura generale di altre società danneggiate".

E che il caso Peppermint possa essere solo un assaggio di una ben più estesa azione di contrasto alla condivisione su P2P di materiale protetto da copyright è dimostrato anche dal fatto che l'associazione dei consumatori Adiconsum denuncia la presenza, sempre presso il tribunale di Roma, di nuovi procedimenti nei confronti dei provider Tiscali, Wind e Infostrada. In questo caso c'entrerebbe la già citata produttrice polacca di videogiochi Techland che, sfruttando sempre i servigi di Logistep, ha individuato gli indirizzi IP degli utenti che condividono un suo prodotto e vuole che il Tribunale di Roma costringa i suddetti provider a spifferare i nomi.

Che Techland sia o meno la stessa società citata nell'intervista dell'avvocato Mahlkneht non ha poi molta importanza: il vaso di Pandora delle persecuzioni all'americana è stato ormai aperto, e tutto quel che rimane ora è sperare che l'azione del Garante si riveli efficace, riportando l'ago della bilancia al centro fra utenti e industria, con quest'ultima sempre più vogliosa di fregarsene altamente delle tutele ai dati personali per procedere "dritta alla meta" delle denuncie penali a danno dei condivisori.

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