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Facciamo i soldi con il PC!

27/01/2014
- A cura di
Internet - Ma è davvero possibile creare con il PC banconote virtuali?

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Giorni fa abbiamo parlato di Bitcoin e adesso è arrivato il momento di fare un po' di chiarezza su questo argomento. Iniziamo dalle origini parlando di Satoshi Nakamoto, chi è costui? Ovviamente, così su due piedi, nessuno saprebbe dare la risposta corretta. Eppure questo è lo pseudonimo (il nome vero non è mai stato scoperto) di un tale che il 3 gennaio 2009, data destinata ad entrare probabilmente nella storia, presentò al grande pubblico il Bitcoin, una nuova forma monetaria elettronica, sicura, anonima e che stravolge il concetto di ricchezza segregando allo stato di povertà esclusivamente chi non dispone di un PC. In un ipotetico sistema globale fatto di soli Bitcoin, chiunque potrebbe essere in grado di guadagnare semplicemente osservando il proprio computer spremersi al massimo per risolvere algoritmi informatici. Ma prima di far confusione, fermiamoci un attimo ecapiamo bene di cosa stiamo parlando.

Scopriamo di più sulla moneta virtuale!

Quando si parla di Bitcoin bisogna dire che tutto ruota attorno ad un software che lavora costantemente per cercare di risolvere un algoritmo inviato da un server remoto. Un algoritmo talmente complesso (con una difficoltà variabile nel tempo) che anche il più potente mainframe del mondo non sarebbe in grado di trovarne la soluzione in pochi minuti. Proprio per questo motivo, tutti i PC sui quali è installato il software di mining (è questo il gergo tecnico che viene utilizzato per identificare la produzione di Bitcoin) si uniscono fra loro creando un pool. Ogniqualvolta il pool riesce a risolvere l'algoritmo, il server assegna 25 Bitcoin all'intero gruppo. Il gruzzolo viene poi diviso in maniera proporzionale (a seconda della potenza di calcolo, calcolata in MHash/s, Megahash al secondo) fra tutti i PC che hanno partecipato all'operazione. Le monete guadagnate vengono poi conservate in un portafogli digitale: si tratta di un "semplice" file conservato sul nostro PC. Perso il file, persi i soldi! Appare evidente, quindi, che i segreti per generare tanta moneta digitale sono due: procurarsi un computer decisamente potente e iscriversi ad un pool fatto da PC altrettanto prestanti. Maggiore sarà la qualità delle macchine del gruppo, minore sarà il tempo necessario per la soluzione dell'algoritmo.

Ma a che servono le monete virtuali?

Se qualcuno avrebbe già pensato di mettersi subito a produrre Bitcoin dando vita ad un nuovo business, forse è meglio spendere un altro po' di tempo e capire effettivamente qualcosa in più. Già, perché attorno alla moneta digitale ruotano ancora troppe perplessità da non sottovalutare, prima fra tutte la completa non tracciabilità delle transazioni. Sebbene ogni scambio di moneta venga registrato sul sito Web ufficiale del Bitcoin, è impossibile risalire all'identità del mittente e del destinatario. Ciò perché ad ogni portamonete (di fatto un vero e proprio conto elettronico) non è associato alcun nome e cognome. Non serve una registrazione, né tanto meno un documento di riconoscimento per dar vita al proprio portafogli virtuale. E per i malfattori di tutto il mondo è già vittoria, a tal punto che allo stato attuale il Bitcoin viene utilizzato sul Web per acquistare droga, armi e altro materiale assolutamente illegale reperibile esclusivamente sui canali segreti della Internet invisibile. Pensiamo ad un mondo nel quale circolano esclusivamente Bitcoin: come sconfiggere il lavoro nero e le attività criminali? E poi c'è un'altra questione, anch'essa decisamente importante: a cosa servirà mai risolvere questi complessi algoritmi? I più catastrofici hanno già detto la loro: dietro al Bitcoin potrebbe esserci qualcosa di veramente grosso, magari un gruppo di hacker che si ingegna (o meglio, sfrutta il lavoro dei cercatori d'oro del terzo millennio) per violare la sicurezza del sistema informatico globale. Sarà vero?

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Cosa utilizzare oltre al PC per minare?

Oltre a poter utilizzare il nostro computer, si può ricorrere a particolari dispositivi disponibili in commercio, gli USB ASIC MINER Block Erupter. Grazie alla loro particolare architettura costruttiva, questi dispositivi assicurano una notevole potenza di mining (336MH/s). In realtà si tratta di unità USB che opportunamente installate e configurate, riescono ad assicurare le potenze di calcolo sopra descritte. Queste sono reperibili su diversi siti di e-commerce o sui più famosi siti di aste e il loro costo si aggira intorno a 20 euro. Se si intende di voler seriamente produrre Bitcoin e risparmiare su un sistema dedicato come il BFL Bitforce Single SC (hanno costi anche superiori ai 10.000 euro), si può ricorrere ad un sistema fai da te. Infatti è possibile assemblare un potentissimo hardware dedicato con poche centinaia di euro. Basta dotarsi di un mini PC Raspberry PI (costa intorno ai 50 euro), un hub alimentato al quale connettere fino a 4 USB ASIC MINER Block Erupter e un display LCD (accessorio per Raspberry PI venduto separatamente), il tutto gestito da un software open source. Un sistema del genere è in grado di elaborare circa 1,33GH/s. Il progetto di tale sistema è reperibile al seguente link: goo.gl/nqFv4C

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Sul sito Web BitcoinX (www.bitcoinx.com) è possibile usufruire di un utile simulatore on-line che ci permette di capire se è davvero conveniente utilizzare il nostro PC per minare monete virtuali. Infatti, non è sempre detto che avere una macchina potente ci faccia arricchire perché subentrano tanti fattori, primo fra tutti il consumo energetico. Un PC di media/alta potenza ha un consumo di circa 150 Watt l'ora che, a conti fatti ci costa di più di quello che abbiamo guadagnato. Discorso diverso se invece si ricorre ad una macchina dedicata come il BFL BitForce Single SC, infatti questa è in grado di lavorare ad una velocità di 50GHash/s e apportare un guadagno di circa 27.000 euro l'anno (dati dichiarati dal produttore). Quindi, il gioco ne vale la candela?

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