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WikiLeaks conferma: c'è la Cina dietro ad "Operazione Aurora"

30/11/2010
- A cura di
Zane.
Tecnologia & Attualità - L'intercettazione pubblicata dal sito dei documenti sconttanti non lascia spazio a dubbi: sarebbe stato il governo cinese a commissionare l'aggressione nota come "Operazione Aurora" ai danni di Google ed altri giganti dell'IT. Ma qualcuno precisa: "è un sospetto, non una prova".

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

L'ondata di rivelazioni "top secret" che il sito WikiLeaks ha iniziato a pubblicare domenica interessa anche il mondo della tecnologia. Nel sunto che il The New York Times ha pubblicato domenica si legge di una comunicazione che sembra incriminare definitivamente il governo cinese quale responsabile dei cyber-attacchi noti come "Operazione Aurora", ovvero una serie di aggressioni ai danni di Google ed altre aziende americane avvenute ad inizio anno.

"Un'azione di hacking globale: il Politburo cinese [l'ufficio politico, N.d.R.] ha commissionato le intrusioni al sistema informatico di Google nel Paese", sostiene il quotidiano, riportando come fonte una comunicazione privata fra un contatto cinese e l'ambasciata USA a Pechino.

L'aggressione a Google, si legge nei documenti trafugati, faceva parte di una campagna coordinata di sabotaggio informatico perpetrata da agenti operativi, esperti di sicurezza di aziende private e cyber-criminali ingaggiati dal governo.

Ma c'è di più: la comunicazione racconta infatti che il piano per l'accesso abusivo ai sistemi informativi comprendeva anche l'infrastruttura IT del governo USA, degli alleati europei e dello stesso Dalai Lama. Il tutto avrebbe avuto inizio nel lontano 2002.

Un sospetto, non una prova

C'è da dire che non tutti sono convinti che tali rivelazioni siano sufficienti a costituire una prova schiacciante: un secondo articolo pubblicato da The Tech Herald sottolinea infatti che alla base della presunta conferma si trova una "fonte umana", ovvero l'intercettazione fra il contatto cinese e l'ambasciata USA, e non una prova fisica e concreta.

Sebbene il periodico conceda che si possa comunque trattare di un elemento importante, secondo l'articolista il tutto dovrebbe essere considerato una mera "traccia" da seguire, non una prova.

Sia come sia, le "tracce" che conducono all'implicazione cinese iniziano ad essere numerose: non bastassero i sospetti iniziali, le tensioni diplomatiche, il tracciamento tecnologico e la fuga di Google dal Paese, le rivelazioni odierne suonano sempre più come ennesime conferme.

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