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La Cina risponde: non ci servono lezioni di Internet dagli USA

26/01/2010
- A cura di
Zane.
Tecnologia & Attualità - Rientrato l'allarme per la falla di sicurezza impiegata per avviare l'attacco noto come "Operazione Aurora", rimangono le tensioni diplomatiche fra gli USA ed i probabili aggressori del governo Cinese. Il segretario di Stato americano parla di "Internet Freedom", ma da Beijing arrivano solo repliche evasive e risposte pepate.

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Ora che Microsoft ha rilasciato l'aggiornamento straordinario grazie al quale la debolezza alla base di "Operazione Aurora" è stata definitivamente risolta, il focus degli osservatori si sposta nuovamente sulle ripercussioni diplomatiche dell'intera vicenda.

Come forse si ricorderà infatti, alcune società di sicurezza hanno portato alla luce prove inconfutabili che dimostrano il coinvolgimento diretto del governo cinese nelle aggressioni portate alle aziende americane, fra le quali spicca il nome di Google.

Washington aveva richiesto formalmente chiarimenti, mentre il segretario di Stato Hillary Clinton ha rincarato la dose giovedì scorso: "Ci aspettiamo che le autorità cinesi conducano un'indagine completa sulle aggressioni telematiche. Ci aspettiamo anche che quelle indagini ed i relativi esiti siano trasparenti" ha dichiarato l'ex-first lady, rimarcando anche la ferma intenzione di discutere la questione della libertà nell'uso di Internet all'interno del processo di relazioni formali con Beijing.

"Da sole, le nuove tecnologie non si schierano nella lotta per la libertà ed il progresso. Gli Stati Uniti invece sì" ha proseguito il segretario di Stato.

"Internet è già stata una fonte di progresso importantissima per la Cina, ed è favoloso che vi siano così tante persone cinesi on-line. Ma quei paesi che limitano l'accesso alle informazioni o i diritti base degli utenti rischiano di precludersi la possibilità di progredire nel nuovo secolo" ha aggiunto la Clinton come parte di un ampio discorso in merito alla "Internet Freedom" che ha coinvolto anche nazioni come Uzbekistan e Tunisia.

Come gestiamo Internet sono fatti nostri

La replica di Min Dahong, numero uno dell'associazione cinese dei media on-line, è stata altrettanto pepata: "Come la Cina sviluppi e gestisca Internet sono affari della popolazione cinese" ha dichiarato Dahong, specificando poi che "Sulla questione Internet, la Cina non necessita di alcuna lezione da parte degli Stati Uniti né circa il da farsi, né in merito al come farlo".

Il portavoce non ha risposto direttamente alla accuse che vedono il suo governo implicato nell'aggressione telematica, ma ha invece definito "irrispettoso ed inconsistente" l'insinuazione che la Cina non garantisca la libertà d'informazione e di parola: affermazioni che sorprendono, considerando che il Paese adotta un "firewall di stato" in grado di bloccare l'accesso a Facebook, Twitter, YouTube e molti altri canali informativi potenzialmente ostili al regime.

La miglior difesa...

Nel corso del fine settimana, un articolo apparso sul quotidiano di partito The People's Daily ha contrattaccato, incolpando gli americani di essere stati la causa scatenante delle sommose seguite alle elezioni in Iran dell'anno scorso.

"La causa è stata la guerriglia on-line lanciata dall'America mediante i video su YouTube ed il microblogging di Twitter, impiegato per diffondere insinuazioni, creare fratture, fomentare disordini e seminare discordia fra i sostenitori delle fazioni conservative e riformiste" ha tuonato il giornale, ricordando anche come l'America abbia posto sotto embargo alcuni canali di messaggistica istantanea in Paesi potenzialmente ostili.

Un IP... usato da altri

Frattanto, la divisione tecnologica di Beijing fronteggia anche le accuse che vedono i server cinesi come punto d'origine di operazione aurora.

"Chiunque possieda una conoscenza tecnica di computer sa che, semplicemente perché un hacker ha utilizzato un indirizzo IP in Cina, l'attacco non è stato necessariamente lanciato da un hacker cinese" ha replicato Zhou Yonglin, direttore della divisione.

Sembrerebbe comunque logico aspettarsi che, in una situazione di abuso come quella descritta, il governo si dimostrasse disponibile a cooperare con gli USA per identificare i veri responsabili. Possibilità della quale non è emersa alcuna traccia nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa.

Il portavoce della Casa Bianca ha comunque assicurato che la faccenda non si concluderà qui: il presidente Obama ha già discusso in sede privata con i rappresentati del governo cinese, e continuerà a spingere per indagine completa.

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