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Cestino, riciclo, spazzatura, sporco, carta, pattume

Peer-to-Peer, ora le Major giocano sporco

09/07/2005
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Archivio - A pochi giorni di distanza dalla sentenza Corte Suprema, produttori e associazioni di categoria si dedicano anima e corpo Santa, Stupida Crociata anti-P2P..

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

La sentenza Corte Suprema Americana sul caso Grokster ha giudicato in modo equilibrato un caso specifico di due produttori di software per il file sharing responsabili, a dire Corte, di aver pubblicizzato le loro creazioni come specificamente pensate per compiere violazioni delle leggi sul diritto d'autore.

Gli Alti Magistrati si sono prudentemente tenuti alla larga da possibili ripensamenti dei risultati giuridici della cosiddetta "Difesa Betamax", con cui Sony dimostrò che una qualunque tecnologia, da sola, non può essere giudicata "colpevole a prescindere" dell'uso illegale che se ne possa eventualmente fare.

00_-_The_File_Sharing_Monster.jpgGrazie a questa sentenza, i produttori coinvolti nella vicenda hanno visto riconosciute le loro motivazioni, e la tecnologia del digital sharing può continuare a crescere e a portare in un numero sempre maggiore di case ed ambiti applicativi i suoi princìpi e i vantaggi che derivano dalla loro applicazione pratica.

Questo è quello che si può affermare da una lettura equilibrata e positivista della sentenza.

Quello che non si può leggere tra le righe della sentenza, invece, è l'incredibile fantasia, l'ottusità e la volgare prevaricazione usando ogni mezzo legale e illegale possibile che RIAA e "compagni di merende" continuano, dopo la sentenza, a praticare per combattere qualcosa che ha già vinto nei fatti e nella realtà Rete di tutti i giorni.

Secondo le balle delle Associazioni dei Produttori, "Il Mostro del File Sharing" ha ricevuto "veramente un brutto colpo" dalla sentenza, e la sentenza stessa viene presa a pretesto per tentare di spingere sull'acceleratore dell'utilizzo di iniziative legali e non per contrastare il fenomeno.

RIAA vuol far arrestare tutto il mondo

01_-_No_to_RIAA.gifDopo Sony e l'accordo con MashBoxx per la distribuzione di file protetti su un minuscolo, insignificante circuito di P2P legale, ora si apprende che l'Associazione dei Discografici Americani, galvanizzata da una interpretazione balorda e fantasiosa della sentenza Grokster, si appresta a presentare altre 784 denunce contro chi si è macchiato del peccato mortale della violazione delle Sacre Scritture, divulgate al mondo da Mosè, in difesa del principio Naturale e Immutabile del diritto d'autore.

I target scelti per l'occasione sono i poveri disgraziati rei di aver usato Kazaa (incredibile che ci sia ancora qualcuno che la usa...), Grokster (e vabbè...) e Limewire (client della rete Gnutella).

Mitch Bainwol, il simpaticissimo presidente RIAA, ha dichiarato che la recente decisione Corte "ha fornito un'arma reale per i servizi di musica online e all'unanimità ha introdotto chiarezza morale nel dibattito".

Avanzando qualche dubbio su cosa il Nostro voglia dire quando parla di "chiarezza morale nel dibattito", è quasi noioso dover riportare come, al di là dei toni esagitati ed esaltati dell'associazione, le applicazioni di file sharing non abbiano certo chiuso i battenti, né gli utenti, come è facile dedurre facendo una semplice ricerca di qualsivoglia cosa su eMule Plus, sembrano disposti ad abbandonare le reti per le belle, vuote parole di Mr. Bainwol...

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