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Grokster vs. MGM, Corte Suprema non affossa il Peer-to-Peer

02/07/2005
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Archivio - La sentenza più attesa nel mondo del file sharing è finalmente arrivata e, pare, abbia fatto contenti un po' tutti, associazioni di produttori e creatori dei software usati per lo scambio dei file...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

La "Madre di Tutte le Sentenze", il pronunciamento della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America sul caso Grokster vs. MGM è finalmente arrivata. Il famigerato caso legale che è diventato un autentico emblema della lotta dei produttori hollywoodiani contro le aziende produttrici del software creato, a loro dire, con lo scopo di scambiare illegalmente contenuti protetti dal diritto d'autore si è concluso a favore dell'industria dello spettacolo.

L'Alta Corte ha giudicato colpevoli Grokster e Streamcast, creatrice del software Morpheus, per aver distribuito il loro software con il chiaro intento di far soldi sullo scambio di materiale immesso illegalmente in rete.

01_-_Supreme_Court.jpgLe software house, infatti, sono solite pubblicizzare il software con slogan come "trova e scarica la musica, i film e tutto quel che vuoi", e Corte le ha giudicate colpevoli non solo di favoreggiamento dell'abuso di massa del copyright ma infine corresponsabili delle violazioni perpetrate attraverso il loro software. Adesso l'iter del procedimento giudiziario lo riporterà indietro alla Corte d'Appello, che dovrà rivedere il proprio giudizio, in principio favorevole alle software house, rivalutandolo in base alla sentenza Corte Suprema.

"Chi distribuisce un prodotto con lo scopo di promuovere il suo uso per violare il copyright", recita la sentenza, "come dimostrato da espressioni evidenti o altre attività condotte per favorire la violazione, è responsabile per gli atti conseguenti di violazione commessi da terze parti". Le prove presentate nel corso del dibattimento hanno dimostrato, secondo i giudici, che le due società hanno compiuto azioni "allo scopo di consentire atti di violazione, e che le violazioni hanno avuto luogo utilizzando i prodotti distribuiti".

02_-_Betamax_Defense.jpgLa cosiddetta "Difesa Betamax", datata 1984, con cui Sony riuscì a dimostrare che i videoregistratori non entravano in conflitto con le norme sul copyright, e che la tecnologia in sé non poteva essere considerata come "colpevole" a prescindere dell'uso illegale che se ne sarebbe potuto fare, non è servita ai difensori di Grokster e soci per spuntarla sugli avvocati della parte avversa.

I giudici infatti hanno considerato come sostanzialmente diversi i due casi. "Corte d'Appello", dicono i giudici, "ha interpretato il caso Sony nel senso che quando un prodotto può essere utilizzato per fini legali allora il produttore non può mai essere considerato responsabile in solido per gli abusi commessi nell'uso da terze parti. Questa visione del caso Sony è però un errore". Infatti, anche se un prodotto ha un uso potenzialmente legale, la cosa in se non giustifica affatto la diffusione del suddetto prodotto pubblicizzandolo come uno strumento per una possibile violazione. Secondo l'Alta Corte, quindi, il caso Betamax non evita di giudicare Streamcast e Grokster per le loro "evidenti" responsabilità. "Nulla nel caso Sony impone ai magistrati di ignorare l'evidenza dello scopo (...) ", sentenziano gli Alti Magistrati.

03_-_Morpheus.jpgCome è facile riportare, quindi, il P2P non è stato affatto giudicato, nel suo insieme, colpevole di alcunché, ma si sono voluti sanzionare i comportamenti di chi ha pubblicizzato il proprio software come pensato per la sistematica violazione delle leggi e delle regole a difesa del copyright.

Salomonicamente giudicando sul caso specifico, Corte Suprema ha prodotto una sentenza che non intacca minimamente la possibilità per qualunque coder o azienda di sviluppare il proprio software di Peer-to-Peer, e non si rivela affatto essere quello che magari le major speravano fosse, un precedente storico da usare come testa di ponte per distruggere il concetto stesso di free sharing, oramai comunemente acquisito da tutti. Il caso Betamax è salvo, e il file sharing può continuare a crescere senza essere giudicato, in principio, come una pratica fuori legge.

Interessante a riportarsi, tutti i portavoce e gli attivisti "dei due mondi" coinvolti nella vicenda si dichiarano "favorevolmente colpiti" dalla sentenza.

04_-_Grokster.jpgJohn Kennedy, presidente della IFPI, l'associazione internazionale dei discografici commenta, un po' troppo entusiasticamente a parere di chi scrive, che questa è "una pietra miliare, il più importante giudizio che riguardi l'industria musicale negli ultimi vent'anni. Molto semplicemente, la sentenza distrugge la tesi secondo cui i servizi peer-to-peer non hanno responsabilità per le attività illegali che hanno luogo sulle proprie reti". "Con questa sentenza Corte ha dato un impulso forte allo sviluppo di un mercato legale online e ai milioni di autori ed inventori, artisti e produttori che vi lavorano, non solo negli USA ma in tutto il Mondo".

Enzo Mazza, presidente della F.I.M.I. italiana, ha dichiarato che "La decisione Corte Suprema (...), rappresenta un segnale positivo per l'intero settore e soprattutto per la tutela dei contenuti online. Viene riconosciuto il giusto valore della proprietà intellettuale preservando la creatività e permettendo il giusto sviluppo della musica on-line legale".

Dall'altra parte della barricata, il presidente di Public Knowledge, gruppo che si batte in difesa dei diritti digitali, dichiara che "la decisione Corte (...) sottolinea un principio che da sempre Public Knowledge promuove, quello di punire chi abusa e non la tecnologia". Banalmente, i giudici hanno stabilito che "se i fornitori di tecnologia P2P non incoraggiano intenzionalmente la violazione allora sono esenti da una responsabilità diretta". Inoltre, il dato più importante che salta fuori dalla sentenza è che Corte ha finalmente "riconosciuto che ci sono usi legali della tecnologia P2P, inclusa la distribuzione di file elettronici".

Ragionando in termini generali sulla questione, nulla di nuovo si vede sotto il sole, l'Industria fa quel che sa fare meglio, come sempre mente sapendo di mentire, e affina le armi per le prossime vicende legali, disperatamente attaccata a leggi insufficienti per difendere la propria sopravvivenza.

Sentenza Corte Suprema in formato PDF.

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