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La prossima generazione wireless viaggerà a 7 Gbps

17/05/2010
- A cura di
Zane.
Tecnologia & Attualità - Le velocità di punta della nuova specifica per reti senza fili è in grado di surclassare perfino l'attuale generazione su cavo: si parla addirittura di 7.000 megabit per secondo, ovvero oltre un ordine di grandezza in più rispetto all'odierno 802.11n.

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Nonostante 802.11n, la più recente versione della tecnologia Wi-Fi, ancora non abbia raggiunta una penetrazione significativa nel mercato, il consorzio di aziende che cura lo sviluppo della reti senza fili già guarda oltre.

Ars Technica segnala che WiGig Alliance, il gruppo incaricato di redigere le specifiche della prossima generazione wireless, ha formalizzato la versione "1.0" di quello che dovrebbe divenire lo standard di domani.

I dati sono interessantissimi: oltre a conservare la compatibilità con i dispositivi attualmente in circolazione, la nuova tecnologia consentirà di raggiungere la velocità massima (teorica) di ben 7 gigabit per secondo: una cifra che non solo supera i 600 megabit per secondo di 802.11n di un ordine di grandezza, ma va perfino oltre allo standard Gigabit Ethernet da 1 Gbps delle reti LAN su cavo diffuse nella maggior parte delle abitazioni e degli uffici

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Sebbene fino ad oggi nessuna tecnologia wireless sia mai stata in grado di garantire realmente le velocità massime teoriche, ogni step evolutivo ha comunque presentato incrementi comunque concreti rispetto alla generazione precedente. Non ci sono motivi di credere quindi che la prossima iterazione possa essere differente, ma è comunque lecito aspettarsi che, quantomeno, il Wi-Fi di domani possa essere pargonabile alle reti cablate di oggi.

Per raggiungere tale velocità, il nuovo standard utilizzerà una parte delle frequenze radio nell'ordine dei 60 GHz, uno spettro nel quale vi sarebbe ancora molto spazio libero e, di conseguenza, meno interferenze.

In caso fosse però richiesta la retro-compatibilità con i dispositivi dell'attuale generazione, la rete potrà lavorare anche sulle frequenze di 2.4 GHz (ovvero quella molto "chiassosa" e utilizzata, oltre che dagli standard 802.11b e 802.11g, anche da apparecchi come i telefoni cordless) o sui 5 GHz di 802.11n. Va da sé che, in tale circostanza, la velocità massima sarebbe quella offerta dal dispositivo più lento della catena.

L'articolo proposto da Ars Technica spiega che il segnale trasmesso sui 60 GHz non è in grado di coprire distanze particolarmente elevate, motivo per cui i dispositivi di nuova generazione utilizzeranno una tecnica di trasmissione nota come beamforming che, impiegando molteplici trasmettitori in grado di inviare segnali a breve distanza, generano un'interferenza costruttiva per potenziare l'onda originale. Il risultato potrebbe però non essere troppo efficace: si parla infatti di una buona copertura "superiore ai 10 metri".

È alquanto difficile prevedere oggi quando sarà possibile mettere le mani sui primi prodotti basati sulla nuova specifica (che, fra l'altro, ancora parrebbe non ha un nome ufficiale oltre al "WiGig" mutuato dal nome del consorzio che l'ha realizzato): contando cinque anni circa da quando 802.11n ha iniziato a soppiantare 801.11g, si può comunque guardare al 2015-2016 come plausibile periodo di riferimento.

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