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Microsoft contribuisce allo sviluppo del kernel Linux

22/07/2009
- A cura di
Linux & Open Source - Per migliorare la virtualizzazione di un sistema Linux all'interno di Windows Server 2008, Microsoft rilascia circa 20mila righe di codice alla comunità del noto kernel libero, il tutto sotto licenza GNU GPL. Tra l'incredulità dei sostenitori del free software e il comportamento abbastanza contradditorio ed altalenante in ambito open source del colosso di Redmond in questi ultimi mesi, viene spontaneo chiedersi cosa bolle in pentola.

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La notizia arriva dalla California, in occasione dell'OSCON, nota fiera dedicata al mondo del software libero. Microsoft ha deciso di contribuire allo sviluppo del kernel Linux, donando ben più di 20mila righe di codice alla community che ruota attorno alla creazione di Linus Torvalds. A detta del colosso di Redmond, questo dono servirà a migliorare la virtualizzazione di sistemi basati sul pinguino, tramite Hyper-V, su Windows Server 2008.

Non solo: Microsoft ha scelto di rilasciare questo suo contributo a Linux con la stessa licenza del kernel stesso, ossia sotto la GNU General Public License v2, la licenza scritta da Free Software Foundation. BigM ha dunque scartato le proprie licenze open source compatibili per ricorrere invece alla creatura di Richard Stallman, paladino del software libero.

Pierpaolo Boccadamo, direttore della Strategia di Piattaforma a Microsoft Italia, in un'intervista a Punto Informatico spiega che optare per la GPLv2 è stata una scelta quasi obbligata: "Quando entri in contatto con il kernel Linux, ti rivolgi ad una community forte: se vuoi contribuire, le regole del progetto sono ben definite e noi le seguiamo". Il portavoce ha precisato che la comunità del kernel libero ha le proprie regole e l'azienda desidera rispettarle: una dichiarazione quasi di sudditanza del colosso di Redmond verso il pinguino.

Non mi stupirei, dunque, se qualche sostenitore del free software fosse caduto dalla sedia mentre leggeva questa news. Microsoft, infatti, non ha mai trattato Linux e l'open source in maniera così amichevole come succede al giorno d'oggi. Basta tornare al 2001 per leggere infuocate dichiarazioni di Ballmer che all'epoca definì Linux come un "cancro che si attacca, nel senso della proprietà intellettuale, a tutto ciò che tocca".

Successivamente, BigM cambia rotta: prima si allea con Novell e successivamente con Red Hat. Diventa inoltre un finanziatore di Apache, il noto web server, ed infine promette di non perseguire legalmente la comunità che ruota attorno a Mono, un'implementazione totalmente open source del .NET framework.

Sembra tutto rose e fiori, ma il comportamento di Microsoft è alquanto contradditorio, soprattutto quando minaccia di tenere oltre 200 brevetti che Linux violerebbe e con cui potrebbe perseguire aziende ed utenti che utilizzino sistemi basati sul pinguino. A Redmond, però, non si sono fermati alla mere minacce quando accusarono TomTom di violare alcuni brevetti nei navigatori satellitari che utilizzavano sistemi operativi basati su Linux e con filesystem FAT32. La sfida tra i due si risolse con un accordo extra-giudiziario in cui TomTom s'impegnava a pagare per l'utilizzo non autorizzato dei brevetti appartenenti a BigM.

Molti sostengono che l'atteggiamento di Microsoft sia da imputare a una strategia di FUD verso Linux: dimostrarsi amici della comunità, aiutarla nello sviluppo del kernel, per poi voltare improvvisamente le spalle e dimostrarsi acerrimi nemici a suon di battaglie legali per brevetti violati. Ipotesi molto valida, confutata solo da chi sostiene invece che il colosso di Redmond, dopo il fallimento di Windows Vista e la continua perdita di quote di mercato da parte di IE, si sia ricreduto sulla propria posizione di mercato e sia corso ai ripari cercando la collaborazione con i rivali di sempre, Linux compreso. Personalmente, però, non condivido molto quest'ultima tesi.

Chissà se il futuro ci riserverà una stretta amicizia tra Microsoft e la comunità Linux, o se quest'ultimo contributo allo sviluppo da parte del colosso di Redmond sia solo un tentativo per migliorare la propria reputazione agli occhi dei sostenitori del software libero. Temo che questi ultimi dovranno aspettare ancora molto prima di conoscere questa verità; in attesa, si consolino sapendo che d'ora in poi Hyper-V virtualizzerà con un occhio di riguardo il loro amato Linux.

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