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RIAA, a rischio il fondamento delle cause contro gli utenti del P2P

28/08/2007
- A cura di
Archivio - Dopo figuracce, controcause e condanne a pagare le spese legali degli accusati, la celebre organizzazione dei discografari americani fronteggia uno dei momenti più delicati della sua discussa strategia legale contro la presunta pirateria telematica di contenuti multimediali.

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Tutte le crociate, prima o poi, scatenano reazioni potenzialmente in grado di capovolgere il corso della guerra. Per RIAA, una delle organizzazioni pro-discografici più odiate, disprezzate e dileggiate dal popolo della rete (a ragione, naturalmente), parrebbe giunta l'ora di affrontare questo momento topico, combattuto come le oltre 25.000 cause legali nei confronti di utenti del P2P americani in tribunale.

Nell'ambito del caso Warner v. Cassin, l'avvocato difensore Ray Beckerman si prepara il mese prossimo a confutare la base di ogni singolo procedimento legale finora voluto dall'associazione, che cioè vi sia stata una effettiva distribuzione dei contenuti protetti dal copyright sulle reti del file sharing. RIAA è infatti solita procedere dopo aver ottenuto le giuste informazioni dal suo braccio operativo, la società investigativa MediaSentry incaricata di fare il "lavoro sporco" di individuare i file interessati, registrare l'IP di chi lo ha messo a disposizione e fare uno screenshot della condivisione.

01_-_Fuck_the_RIAA.jpg

Il principio con cui RIAA e le grandi sorelle del disco si sono inimicate il mondo intero è tutto qui, in una presunzione di colpevolezza i cui riscontri corrispondono alla parola di MediaSentry su una condivisione che, a conti fatti, non prova che un caso di distribuzione ci sia effettivamente stato.

L'avvocato Beckerman sosterrà davanti al giudice la totale infondatezza della strategia, poiché a suo dire l'azione investigativa di MediaSentry non permette a RIAA di dimostrare alcunché se non il download del file effettuato da MediaSentry stessa.

Un esempio di download è insomma ben poca cosa per Beckerman, ed è comunque insufficiente per poter sostenere la colpevolezza di alcunchì davanti al giudice. Il legale mette poi in discussione la sin troppo semplice equivalenza tra il mettere a disposizione una risorsa e la distribuzione della stessa: "Secondo una interpretazione così elastica e definizioni mal-delineate, praticamente tutti gli utenti di Internet diverrebbero vulnerabili alle accuse di aver'reso disponibili una varietà di contenuti, inclusi quelli protetti dal copyright, agli utenti" sostiene l'avvocato.

Si pensi ad esempio ai link ipertestuali, fondamento stesso del World Wide Web e che secondo le interpretazioni di RIAA sarebbero passabili di denuncia perché mezzo di "distribuzione" di video, MP3 e quant'altro disponibile su un server terzo da quello che offre il link.

La questione è stata già affrontata dal sistema giudiziario americano, ma finora non si è avuto un pronunciamento che entrasse nello specifico e definisse in dettaglio se la presenza di un MP3 nella condivisa di un software come eMule corrisponda a distribuzione effettiva e quindi a infrazione del copyright. Assieme al citato Warner v. Cassin, l'argomento verrà affrontato anche dal giudice del caso Elektra v. Barker.

Le due vicende legali sono potenzialmente in grado di cambiare radicalmente l'attuale strategia di contrasto dei discografici nei confronti del P2P non autorizzato. La speranza è che i giudici trasformino davvero le fauci di RIAA in dentini da latte incapaci a mordere e a far danno, riportando l'ago della bilancia del - sin troppo abusato - diritto d'autore là dove merita di stare, cioè esattamente al centro tra gli interessi dei consumatori e i diritti sacrosanti - ma non esclusivi, non ultimativi - dei produttori.

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