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RIAA pretende la deposizione di una bambina di 10 anni

12/04/2007
- A cura di
Archivio - Gli "Idiotic Ass Holes of America" dell'industria multimiliardaria della musica procedono decisi sulla via dell'assurdo, pretendendo che una ragazzina di giovanissima età vada a testimoniare in tribunale. Della serie non c'è limite al peggio, e nemmeno alla stupidità umana...

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Ogni volta che mi appresto a descrivere le "nuove e folgoranti" imprese dei discografari amerikani mi viene una sorta di conato di vomito: sono talmente tanti ormai i caratteri spesi per decantarne le gesta, tra cause assurde e bugie conclamate sui presunti danni del file sharing a spese dei megaboss del disco e del cinema, che l'ispirazione tende a svanire repentina e la pagina di Word rimane bianca per tanti, interminabili minuti.

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Pur tuttavia ogni tanto capita un fatto di un certo interesse, e cerco di vincere lo schifo per provare a parlarne su queste pagine: come nel caso in oggetto, che tratta della richiesta di RIAA per obbligare Kylee Andersen, una bimba americana nemmeno adolescente, a trascinarsi in tribunale e soggiacere alle domande degli smaniosi legulei dell'industria, rappresentanti nientemeno che Atlantic Recording, Priority Records, Capitol Records UMG Music e BMG Music.

La piccola Andersen, che non sta vivendo affatto una favola, ha il grave peccato di essere figlia di Tanya Andersen, donna disabile che abita da sola e vive con la sola pensione sociale. La signora, sostiene RIAA, ha scaricato illegalmente dal P2P, e in tal senso la deposizione della piccola Kylee potrebbe essere fondamentale per accertare la verità dei fatti. Tanya Andersen, a dirla tutta, non si opporrebbe alla cosa, a condizione che Kylee venisse fatta deporre a distanza.

Come ha anche sottolineato Lory Lybeck, che cura la difesa della famiglia Andersen, data la giovanissima età della "testimone" una deposizione in tribunale potrebbe avere conseguenze psicologiche spiacevoli, ma RIAA non vuole sentire ragioni: la ragazza deve andare in tribunale, perché quello che ha da dire potrebbe essere vitale per corroborare l'impianto accusatorio del querelante.

Impianto che mamma Andersen ha sempre confutato, sostenendo di non aver mai scaricato musica a scrocco dal file sharing. E se pure fosse, a parere di chi scrive, le proporzioni delle parti in gioco sono ancora una volta dimostrazione di un assurdo giuridico, morale o anche solo contro il buon senso: è un confronto piuttosto facile da fare, ma ciò non toglie che vedere giganti multi-miliardari ululare alla luna, con la bava alla bocca pregustando il pasto delle tenere carni di una donna in difficoltà e una ragazzina imberbe fa una certa impressione. Ed è a mio parere oltremodo ripugnante...

Altrettanto ripugnante è poi la recente campagna dei discografari nell'ambito delle università americane, alla caccia di studenti condivisori da "educare" al rispetto del copyright e, magari, da "invitare" a pagare per risolvere la questione con il classico accordo extra-giudiziario della cultura giuridica americana. A tal proposito, RIAA ha reso disponibile anche un sito web, P2P Lawsuits, grazie al quale gli studenti-peccatori possono pagare il dovuto senza far comparire il proprio nome nei registri pubblici dei tribunali.

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Iniziativa ancora una volta ilare, che ha ovviamente fornito ispirazione per l'ennesima parodia a tema: con un layout grafico tratto dal più classico dei Padrini, P2P Extortion gioca sull'iniziativa universitaria di RIAA - che nel mentre è diventata RIIAHA, Recording Industry Idiotic Ass Holes of America - sui componenti della "famiglia" mafioso-discografica e sulla possibilità di "liquidare" il debito con la camorra del disco o, magari, fare la spia su un amico condivisore.

Per concludere la breve trattazione del penoso stato di salute mentale dei discografici - che con ogni probabilità finiranno in manicomio prima di fallire del tutto, com'è giusto che sia a questo punto - si fa davvero tanta, troppa fatica a cercare connessioni tra tali mostruosità giuridiche, la crociata a difesa del sacro diritto di copyright slegato da qualsivoglia contesto reale, e i legittimi interessi di artisti che, in un modo o nell'altro, devono pur guadagnarsi la pagnotta.

Per quanto mi riguarda il nesso si è fatto labile, labilissimo, al punto che mi arrischio a dire che si, una debacle totale e mondiale dell'intera sanguisuga dell'industria discografica forse converrebbe anche agli artisti suddetti: almeno non verrebbero più spennati come polli, guadagnando centesimi su dischi dal costo di un paio di decine di dollari come accade oggigiorno...

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