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Vista da falco per chi gioca a Doom

21/02/2007
- A cura di
Archivio - Una università americana pubblica uno studio che dimostra la capacità dei giochi più concitati di "istruire" il cervello a rendere di più dal punto di vista percettivo.

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Vista la bruttissima aria che da un po' di tempo tira per i videogame verrebbe da esclamare "Finalmente c'è qualcuno che ne parla anche bene!". Dopo l'idea di istituti educativi per videogamer e sviluppatori doc del Ministro delle Industrie Creative inglese, la nuova nota positiva per un mezzo di espressione e comunicazione sempre additato come origine ultima di tutti i mali del mondo dai perniciosi benpensanti arriva dall'Università di Rochester, USA.

01_-_Halo_2_FPS.jpgUno studio recente, riporta la press release dell'istituto, ha messo in luce la capacità dei videogiochi di allenare il cervello e l'apparato visivo tanto da permettergli performance ben superiori alla norma. Condotta assieme agli studenti dell'università, la ricerca ha previsto che i partecipanti si dedicassero a diversi tipi di videogame per alcune ore al mese.

Ebbene, esaminando le capacità visive degli studenti alla fine dell'esperimento si è scoperto che bastano 30 ore di gioco scaglionato per aumentare la capacità di distinguere le figure nello spazio, come ad esempio nel caso di quelle presenti sul cartello usato per i test. Ma c'è dell'altro: l'intero apparato visivo, e la capacità sottostante del cervello di percepire la realtà, aumenta di un notevolissimo 20% dopo un mese di gioco.

E pare che siano proprio i tanto vituperati first person shooter, titoli di azione violenta e blastatoria da sempre biasimati per i loro contenuti forti, ad essere quelli più indicati per allenare il cervello e fargli sviluppare capacità da "cyborg". Unreal Tournament, insomma, rende alla mente più di un Tetris o un Lumines qualsiasi.

I videogame tutta azione, marine spaziali e ambienti complessi che modificano di continuo gli elementi in gioco spingerebbero l'apparato percettivo umano ai suoi estremi, costringendo le zone cerebrali interessate ad adattarsi di conseguenza, e a rispondere più prontamente alle sollecitazioni esterne. E per chi, aggiungiamo noi, è aduso a fare tanta pratica anche oltre le 30 ore al mese indicate, una vista e una capacità reattiva da predatori rapaci non la leva proprio nessuno...

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