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P2P: Robert Santangelo contrattacca e denuncia RIAA

16/02/2007
- A cura di
Archivio - Hanno denunciato la madre, condannato la sorella. Ora il sedicenne figlio minore della famiglia perseguitata dalla crociata legale di RIAA trascina a sua volta l'associazione in tribunale. Accusa: le major fanno cartello, e denunciano senza avere alcuna prova.

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Aggiornamento sull'odissea legale dei Santangelo: dopo il proscioglimento della madre da ogni accusa e la condanna della sorella a pagare una multa salata, questa volta tocca a Robert, il figlio minore di Patti Santangelo essere al centro della questione. Ma non per una denuncia nei suoi confronti, bensì perché Robert ha deciso di portare davanti alla corte RIAA per le sue pratiche di estorsione, cartello e denuncia senza prove.

Robert, che ora ha 16 anni e ne aveva 11 al momento dell'inizio della querelle tra la sua famiglia e l'associazione dei discografari americani, dopo essere stato coinvolto in un primo momento nella causa aveva infine giovato della "grazia" da parte di Sua Maestà RIAA, scansando la condanna che invece è arrivata per sua sorella Michelle.

Il contrattacco legale, depositato per mezzo del suo rappresentate Jordan Glass, si basa su ben 32 elementi, che comprendono tra gli altri i danni alla carriera scolastica e alla reputazione personale di Robert (additato a tutti gli effetti come un "pirata"), i costi legali che hanno pesantemente gravato sulla vita della famiglia e il fatto che la musica che secondo RIAA sarebbe stata scaricata dal P2P apparteneva in realtà alla sorella, che ne possedeva gli originali su CD-Audio.

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Ma Robert va oltre la semplice difesa della propria reputazione, arrivando a incolpare le grandi sorelle della musica internazionale di "fare cartello", a discapito di una apparente competizione reale sul mercato, agendo in contravvenzione con le norme anti-trust americane. RIAA, infine, è secondo il ragazzo un'associazione a delinquere pensata per portare avanti con regolarità pratiche di estorsione, per mezzo delle quali le vittime delle sue attenzioni legali vengono costrette a pagare per il patteggiamento attraverso la ben nota "strategia della minaccia" che andiamo denunciando da tempo.

Che RIAA sia disgustosamente attaccata ai soldi ben oltre il lecito è confermato anche dall'ultima uscita pubblica dell'organizzazione, secondo la quale i CD costano molto poco rispetto agli investimenti necessari, all'inflazione, alla concorrenza di altri media, alla durata nel tempo e a chissà cos'altro. Ed è altrettanto banale la risposta alle accuse del Santangelo boy, secondo la quale l'industria è al collasso, i lavoratori sono alla fame o a casa licenziati, gli artisti sono messi a pane e acqua e altre considerazioni dello stesso tono ripetute a mo' di mantra in ogni occasione buona dai "poverissimi" discografari americani.

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