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Scaricare dal P2P è sempre illegale

01/02/2007
- A cura di
Archivio - Dopo le altalenanti notizie apparse sui mezzi di informazione è opportuno fare chiarezza sul mondo dei diritti d'autore e dei download..

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In questi giorni sicuramente avrete letto o sentito parlare della famigerata sentenza Cassazione, che assolvendo due studenti torinesi sanciva la legalità del download di file coperti da copyright. La realtà è ben diversa, e violare i diritti d'autore rimane un reato.

Tutto comincia con la sentenza della Terza Corte di Cassazione che, in data 9 gennaio, doveva pronunciarsi sul ricorso fatto da due studenti accusati, nei precedenti gradi di giudizio, di aver "duplicato abusivamente opere cinematografiche, giochi per psx, video CD e film, immagazzinandoli su un server dal quale potevano essere scaricati da utenti abilitati all'accesso tramite un codice identificativo e relativa password".

Ribaltando la sentenza di Appello, Cassazione ha definito la differenza tra scopo di lucro e scopo di profitto. Il primo è rintracciabile laddove vi sia il perseguimento di un vantaggio economicamente apprezzabile, mentre il secondo include ogni mero vantaggio morale.

Nel caso in questione, i due studenti torinesi avevano messo a disposizione dei file per il download a titolo gratuito non configurando alcun lucro e conseguentemente, poiché il riferimento al profitto non era presente nella normativa del 1999, a cui Cassazione fa riferimento in questo caso, non passibili di alcuna condanna.

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Sulla scia di un approfondimento in rete sulla sentenza, i mezzi di informazione si sono scatenati nel dare notizie totalmente errate sul fatto che il download di materiale protetto da diritti d'autore fosse diventato legale. Ma dal 1999 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti, ed anche le leggi sul rispetto del copyright si sono aggiornate.

L'attuale normativa stabilisce che il download di file protetti da diritto d'autore è contro la legge. Il download è soggetto a sanzioni amministrative, mentre la condivisione è un reato penale.

È evidente quindi che la rilevanza data dai media a tale sentenza è stata del tutto inopportuna, sia perché il reato commesso non era soggetto alle attuali regolamentazioni sia perché, di fatto, Cassazione non ha cambiato di una virgola l'attuale normativa che definisce il download e la condivisione di materiale protetto da copyright come illegale.

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