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MPAA cita in giudizio, il multimilionario risponde per le rime

10/08/2006
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Archivio - L'associazione americana accusa un programmatore facoltoso di aver scaricato una copia illegale di un film su rete BitTorrent. Il coder nega, e decide di andare fino in fondo alla faccenda, in tribunale...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

01_-_MPAA_in_Court.jpgWired ci porta a conoscenza di uno dei casi più interessanti degli ultimi tempi nel sempre più turbolento scontro tra le comunità del Peer-to-Peer e le associazioni dell'industria dell'intrattenimento. Lo scorso Novembre, il programmatore californiano Shawn Hogan ricevette un'inaspettata telefonata di un avvocato rappresentante gli interessi della Motion Picture Association of America (MPAA). Il legale lo informava della citazione in giudizio disposta per conto del suo potente cliente, con l'accusa di download illegale di una copia non autorizzata della pellicola Meet the Fockers (in italiano Mi presenti i tuoi?) su rete BitTorrent.

Per tutta risposta, Mr. Hogan negò l'addebito, aggiungendo di avere già acquistato il film in DVD. La successiva offerta del legale, di sistemare la faccenda per via extragiudiziaria alla modica cifra di 2.500 dollari venne altresì rifiutata. Come risultato, ora il programmatore si trova coinvolto in un caso decisamente raro: una causa di MPAA che approda nelle aule di un tribunale. Il metodo finora utilizzato da siffatte organizzazioni, infatti, prevede l'utilizzo del ricatto delle spese legali per far sì che il malcapitato accetti il patteggiamento e paghi la cifra stabilita dai legali. L'associazione dei produttori cinematografici americani, così come la RIAA (Recording Industry Association of America, che rappresenta i discografici), si è prodigata in migliaia di iniziative simili, arrivando quasi sempre al pagamento della somma richiesta da parte del presunto colpevole.

Nel caso specifico, pare invece che l'accusato sia il chief executive della compagnia Digital Point Solutions, dot com che gli ha permesso di mettere insieme la sua bella fortuna, e che non abbia nessuna intenzione di cedere terreno nei confronti di MPAA: oltre alle controverse questioni su come l'associazione lavori per ottenere l'IP e i dati personali degli utenti (un caso esemplificativo di tracking è possibile leggerlo a questo link), per il programmatore siffatte iniziative restituiscono un chiaro esempio di come le organizzazioni "stiano completamente abusando" del metodo delle citazioni in giudizio. Hogan ha preventivato di dover spendere 100.000 dollari in spese legali, ma ribadisce come sia disposto a spendere milioni per combattere MPAA sul suo stesso terreno. Il processo dovrebbe cominciare quest'estate.

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