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Senatori americani alla guerra del P2P

05/08/2005
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Archivio - Dopo i tribunali, le Major provano la via della politica per far valere le loro dubbie ragioni sulla tecnologia del digital sharing...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

01_-_Politics__Affairs.gifQuello che era ampiamente previsto si è puntualmente verificato. Dopo la sentenza Corte Suprema sul caso Grokster vs. MGM, favorevole all'industria dello spettacolo, gli Studios ora fanno valere tutti i loro mezzi, influenze politiche incluse, per assestare quella che loro evidentemente considerano la "spallata finale" ai network di file sharing libero e gratuito.

Senatori "sensibili" agli accorati appelli, nonché agli interessi puramente commerciali dei membri della Motion Picture Association of America, pronunciano dure parole di monito e condanna delle aziende creatrici di software per lo scambio di file, e promettono presto battaglia. "Se non eliminerete pirateria e pornografia dai vostri servizi, vi costringeremo a farlo", decretano i rappresentanti della Commissione per il Commercio del Senato Americano.

Il Senatore di fede Repubblicana Ted Stevens, a capo della suddetta Commissione, durante un'udienza ha rivelato che "Molti senatori americani sono ben determinati nel combattere tutti i sistemi P2P che non introdurranno filtri per la tutela della proprietà intellettuale e dei minorenni". Gli fa eco contrario Adam Eisgrau, responsabile della direzione di P2P United, coalizione delle software house di settore, affermando come l'associazione sia convinta che "debbano essere prese decisioni pragmatiche", tali da permettere ai legislatori di istituire norme "basate sulla negoziazione e non sullo scontro". Un filtro efficace per far sparire dalle reti il materiale illegale e pedo-pornografico così come lo immaginano i Senatori, inoltre, è per i membri della suddetta organizzazione "tecnologicamente irrealizzabile".

02_-_ (c).jpg"Il punto è che il Senato non intende considerare l'esistenza di una folta comunità di utenti dediti alla condivisione di contenuti multimediali", continua Eisgrau, "e che una licenza ad hoc potrebbe risolvere molti problemi". Qualcosa come la Licenza Volontaria Collettiva, o come i permessi di broadcasting dati in concessione alle radio tradizionali e a quelle digitali, con quote da pagare una tantum alle associazioni dei produttori che permettano, ad esempio, la libera circolazione di brani in formato MP3 sui circuiti del Peer-to-Peer.

Mitch Bainwol, il simpaticissimo presidente della RIAA che salutò la sentenza Grokster come portatrice di "chiarezza morale nel dibattito", col sottoscritto ancora dubbioso sul reale significato di cotanta affermazione (è "morale" denunciare teenager per decine di migliaia di dollari, o anche di Euro, a causa di qualche MP3 scaricato col P2P?), ha respinto al mittente questa interessante proposta. "È una truffa, perché in realtà i produttori di software per il P2P hanno tutti i mezzi a disposizione per fermare la diffusione di contenuti illegali", afferma il Nostro Eroe, intimando le Aziende del Male (ovvero il P2P) a "chiudere ogni attività fintanto che lo possono".

La questione si fa ancora più interessante se si considerano i programmi open source come i client della rete eDonkey2000 (eMule e soci, insomma). In tal caso, chi ci rimette è chi crea il software, cioè gli utenti stessi. Non avendo a che fare con aziende strutturate e con regolare ragione sociale, le ritorsioni dei Paladini del Copyright si accaniscono contro gli utenti che sviluppano il codice e usano i programmi. Cosa che non presenta particolari difficoltà a RIAA e compagni, viste le già tante migliaia di denunce a carico di user del P2P già totalizzate.

03_-_Money__bits.jpgNella loro velleitaria iniziativa di regolamentazione, i Senatori Americani scoprono le carte: dietro le consuete "buone intenzioni" si nascondono gli interessi delle Major, che stanno generando e al contempo cavalcando un'ideologia di persecuzione, di disgustoso sapore maccartista, nei confronti delle innovative tecnologie di sharing dei contenuti digitali e audiovisivi.

Col potere del denaro e dell'influenza nefasta che esso facilmente esercita su una politica fiacca, servile e lassista i Produttori vogliono far fuori il comodo capro espiatorio del P2P e dello sharing di materiale protetto da copyright che, a loro parere, li autorizza a tralasciare considerazioni cruciali come quelle sui prezzi esorbitanti dei dischi, le innegabili conseguenze dell'innovazione tecnologica sui consueti modelli di distribuzione dei contenuti e l'utilizzo sistematico della giustizia a fini persecutori e intimidatori.

La discussione è aperta, e l'autore invita chi fosse interessato a parlarne ad usare il forum di MegaLab.it.

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