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Il "Quit day" su Facebook è stato un totale fallimento

02/06/2010
- A cura di
Internet - Clamoroso flop della protesta organizzata per il 31 maggio: molti utenti sensibili alla tutela della propria privacy avrebbero dovuto abbandonare il social network... Ma come è andata a finire?

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La morte di Facebook è dietro l'angolo? Neanche per idea.

Qualche settimana fa, si era fatta largo tra le pagine web una protesta organizzata per il 31 maggio 2010 che avrebbe dovuto sottrarre parecchi iscritti a Facebook, il più popolato social network della rete.

L'azione non è riuscita però a coinvolgere un considerevole numero di persone. I dati parlano chiaro: su circa 500 milioni di iscritti, solo 33.912 (pari allo 0,01%), scontenti del modo in cui il sito gestisce la loro privacy, hanno deciso di cancellare il proprio profilo una volta per tutte ed hanno giurato di non farvi più ritorno.

Quali sono i motivi principali del fallimento?

Molte persone sono disposte ad ignorare le problematiche inerenti il rispetto dei dati personali piuttosto che abbandonare la rete di contatti e rinunciare ad interagire con gli amici. La tutela alla riservatezza non sembrerebbe quindi un argomento in grado di creare grattacapi al portale (che, comunque, ha recentemente apportato pesanti semplificazioni al pannello di controllo dedicato proprio per assecondare i desideri dei visitatori registrati).

La colpa più grave imputabile agli organizzatori è stata la scarsa diffusione in rete della protesta. Secondo quanto riportato della società di indagine Vision Critical che ha condotto un sondaggio tra i cittadini statunitensi, solo l'11% degli intervistati era al corrente della mobilitazione, ma solo il 22% di questi si trovava in accordo con le linee guida della protesta ed era disposta a cancellarsi per sempre da Facebook.

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