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Alla scoperta dei dischi a stato solido

12/07/2009
- A cura di
Hardware & Periferiche - Un'interessante articolo svela i segreti della tecnologia all base dei dischi a stato solido, comunemente detti SSD. Dal confronto con i comuni hard disk alla teoria sul loro funzionamento.

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

All'inizio costavano molto e la loro capienza era scarsa. Ora i dischi a stato solido (SSD) sono in grado di garantire ottime capacità a costi più contenuti, tanto da interessare diversi produttori.

Apple, ad esempio, presenta da tempo dischi SSD per i MacBook Pro, ideali per la velocità che riescono a raggiungere senza l'utilizzo di parti meccaniche in movimento, rendendo il notebook meno rumoroso e migliorando al tempo stesso le prestazioni.

I dischi a stato solido presentano un tempo di accesso ai dati nettamente inferiore. Negli SSD non bisogna aspettare che una testina magnetica raggiunga un determinato settore del disco per poter iniziare a leggere i dati, bensì solo attendere la risposta da parte delle più performanti celle di memoria.

Ssd_hd_comparativa_2.JPG

Come si legge in questa tabella comparativa, i dischi SSD presentano anche una vita media doppia rispetto ai comuni hard disk. Di contro, il rapporto prezzo/gigabyte è ancora piuttosto elevato, se relazionato ai dischi rigidi che utilizziamo normalmente.

La redazione di DinoxPc ha stilato un'interessante articolo che esamina la tecnologia dei dischi SSD, ne rivela il loro funzionamento dal punto di vista elettronico e logico, analizzando ciò che li distingue dagli hard disk magnetici e ciò che li accomuna.

Nell'articolo si legge di due famiglie di dischi a stato solito: alla prima appartengono quelli che permettono d'immagazzinare un bit per cella (SLC), mentre fanno parte della seconda i modelli che salvano due bit per cella (MLC).

Sembra una differenza banale, ma così gli MLC permettono di stipare il doppio dei dati rispetto agli SLC a parità di dimensioni e processo produttivo, a dispetto di un rallentamento delle prestazioni in quanto le operazioni di lettura scrittura risultano più complesse.

Questa complessità si traduce in una vita del disco minore, che risulta comunque più che sufficiente per l'utenza consumer. Per questo gli MLC vengono utilizzati prevalentemente nel settore commerciale, lasciando agli SLC il settore industriale e le applicazioni che richiedono velocità e affidabilità ai massimi livelli.

Un componente importante in un SSD che va ad incidere sul prezzo del prodotto finale è il controller, il componente che dirige tutte le operazioni di lettura e scrittura all'interno del disco.

I controller più famosi sono quelli prodotti da JMicron, che nel corso del Computex 2009 ha presentato un nuovo modello più economico, capace di abbattere i costi degli SSD fino al 50%. Anche Intel non scherza in questo settore, con prodotti noti per l'ottima efficienza ma anche per il costo proibitivo.

Per tutti gli approfondimenti, vi rimando dunque all'interessante articolo di DinoxPc, raggiungibile a questo indirizzo.

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