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Internet negli esercizi pubblici

22/10/2005
- A cura di
Tecnologia & Attualità - Le nuove disposizioni in materia di accesso pubblico ad Internet richiedono abilitazioni per il gestore e l'identificazione dei clienti. Ecco cosa cambia rispetto al passato.

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

La legge 155 del 31 Luglio 2005, recante disposizioni volte a far fronte al dilagante fenomeno del terrorismo internazionale, disciplina, tra le altre cose, l'installazione e l'utilizzazione di Internet negli esercizi pubblici e nei circoli privati.

Di conseguenza, chi volesse aprire un bar o un call center (ma anche un albergo, un ristorante e affini), mettendo a disposizione del pubblico Internet, non è più libero di farlo come in passato, ma deve attenersi a stringenti previsioni di legge.

Innanzitutto, è necessaria la licenza: l'art. 7, comma 1, della suddetta legge recita che, "a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge (...) e fino al 31 Dicembre 2007, chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche, deve chiederne la licenza al Questore... ".

Tale disposizione, tuttavia, non si applica nei confronti di coloro che installano telefoni pubblici a pagamento, abilitati esclusivamente alla telefonia locale.

Oltre all'obbligo di richiedere la licenza, in capo al gestore dell'esercizio gravano ulteriori obblighi (art. 7, comma 4):

  • l'attivazione di un sistema di registrazione delle comunicazioni (a fini investigativi) ;
  • l'identificazione delle persone che accedono ai servizi telefonici e telematici: a riguardo, la legge parla di "preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili";
  • il monitoraggio degli accessi e delle operazioni degli utenti;
  • l'archiviazione e la conservazione dei dati fino al 31 Dicembre 2007.

Considerazioni

Sebbene, a parere di molti, tali disposizioni rappresentino una forte limitazione della privacy, è necessario evidenziare che esse sono il frutto del bilanciamento di due esigenze contrapposte: il diritto alla riservatezza da un lato e il diritto alla sicurezza e all'incolumità pubblica dall'altro. Quest'ultima esigenza, nel clima di tensione internazionale che si respira negli ultimi anni, prevale rispetto alla prima, soprattutto se si pensa che un attento monitoraggio di comunicazioni "pericolose", tra interlocutori altrettanto dubbi, può servire a sconfiggere il terrore e a preservare tante vite umane.

È poi il caso di sottolineare che la presente legge altro non è che la legge di conversione del decreto antiterrorismo del 26 luglio 2005. I decreti legge vengono adottati dal Governo in casi straordinari di necessità ed urgenza (il terrorismo internazionale è uno di questi casi), pertanto le previsioni di cui sopra sono provvisorie e, ce lo dice il testo della legge, valgono fino al 31 Dicembre 2007. Se entro questa data il problema terrorismo sarà stato in parte risolto, molto probabilmente gli accorgimenti descritti non saranno più necessari; in caso contrario, la legge verrà modificata, prorogando il sopra citato termine. Questo per dire che non saremo "controllati" in eterno, ma solo finché sarà necessario fronteggiare il pericolo del terrorismo internazionale: il fine giustifica qualche piccolo sacrificio della nostra riservatezza!

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