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La fine dalla new economy

16/05/2001
- A cura di
Zane.
Tecnologia & Attualità - Bruttissimo momento per il commercio on-line: la fine della new-economy?

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Alla fine è successo. La new economy come fenomeno di massa è finito (finalmente). Questo periodo è stato caratterizzato da un enorme numero di aziende che si sono buttate allo sbaraglio sulla rete, quasi fosse un nuovo terreno fertile da accaparrarsi per primi.

Abbiamo visto addirittura piccoli negozi aprire un sito di e-commerce e alcuni abbandonare la distribuzione tradizionale per concentrarsi solamente su quella on-line.

Purtroppo sono stati fatti numerosi errori di valutazione, e il crollo del Nasdaq di questi ultimi tempi ne è la conferma.

Ma niente paura, è già stata partorita una nuova idea per sfruttare la rete per far soldi: è chiamata "next economy", un nuovo modo di indicare una scelta più consapevole di ciò che potrà essere lanciato on-line e con maggior attenzione al buon senso della old economy, che troppo spesso è stato trascurato dai nuovi imprenditori.

Il progetto sembra interessante, staremo a vedere... ma, un momento, leggo proprio adesso che il New York Times diventerà da inizio giugno 2001 a pagamento: la versione on-line sarà esattamente la copia di quella cartacea, ma l'accesso sarà riservato a chi vorrà pagare.

Prevedo un grande flop: l'utente della rete non ne vuol sentir parlare di pagare in prima persona per i servizi, ma questo continua a essere ignorato da tutti i gruppi che si buttano allo sbaraglio nella new economy.

L'unico che sembra aver capito come funziona la rete è il gruppo Britannica (una delle più famose enciclopedie inglesi) che ha trasferito on-line il proprio patrimonio culturale rendendolo fruibile gratuitamente a tutti.

Ciò non è stato fatto certamente per magnanimità, ma con un preciso intento economico: il sito è pieno di banner pubblicitari, pagati fior di quattrini, che permettono alla casa editrice di guadagnare (molto), sgravando gli utenti dal peso della tariffazione.

Ed infatti il gruppo Britannica non ha ancora chiuso, anzi.

Inoltre, permettendo di fruire gratuitamente del loro prodotto, permettono alla clientela di verificare il prodotto, invogliano l'acquirente all'acquisto della versione cartacea, qual'ora risponda alle sue necessità.

L'utente Internet non è infatti pronto a pagare. Lo sarà fra un paio d'anni, ma non adesso.

Inoltre bisogna gestire i guadagni in modo più equilibrato, senza reinvestire l'intero profitto, ma procedendo con più attenzione, e resistere all'impulso di vendere alle prime difficoltà, proprio come si faceva nella old economy.

Ovvimante queste opinioni non sono solo mie, ma sono condivise da molti analisti ed economisti, fra cui Michael J. Mandel, di cui consiglio l'ottimo libro "[Italic]Internet Depression[/Italic]" (Fazi Editore, 200 Pagine, 28.000 lire)

Se nella nella next economy si capiranno questi semplici assiomi ci sarà spazio per guadagnare on-line, altrimenti anch'essa farà la fine della sua precedente.

Chissà cosa metteranno come prefisso ad economy nel modello distributivo successivo...

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