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Anche Warner abbandona le DRM. E Sony-BMG sperimenta

09/01/2008
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Archivio - La campana a morto per le vituperate tecnologie di protezione, anti-copia e anti-utente, suona per una volta ancora. E Sony, l'unica major che manca all'appello delle major che offrono musica nel formato libero per antonomasia, lo storico ma sempre valido MP3, pare anch'essa decisa a fare il gran balzo in un futuro non troppo lontano.

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Dopo l'annuncio di Warner Music Group, pare che ora anche Sony BMG sarà della partita durante il prossimo Super Bowl americano: Amazon offrirà un miliardo di brani MP3 gratuiti ai fortunati possessori dei coupon inclusi nelle Pepsi vincenti, e quel che più conta saranno brani provenienti da tutte e quattro le Grandi Sorelle del disco. Al contrario di Warner, ad ogni modo, Sony BMG non ha ancora sposato in pieno la distribuzione DRM-less: per la major si parla di una "sperimentazione" limitata, almeno per ora perché per il futuro ci sono i piani - "in via di finalizzazione", fa sapere l'etichetta - per un abbandono definitivo delle tecnologie anticopia. Si può dunque dichiarare che per le DRM è giunta davvero la fine.

Era inevitabile: dopo essersi scontrato con l'iceberg della propria inutilità, il Titanic delle tecnologie di Digital Rights Management (DRM) viene abbandonato in maniera inesorabile dalle major del disco, giganteschi conglomerati economici costretti a comportarsi come topi famelici preoccupati della propria sopravvivenza, in un momento di pericolo mortale come indubbiamente è l'attuale depressione delle vendite di CD-Audio.

Dopo la decisione di EMI Group prima e Universal poi, ora anche Warner Music Group si converte al "download libera tutti" offrendo il proprio intero catalogo musicale in formato MP3 senza alcuna restrizione di copia o ascolto. Il rivenditore scelto è ancora una volta Amazon.com, che nel suo store Amazonmp3 può ora vantarsi di offrire 2,9 milioni di brani di 33.000 etichette discografiche diverse.

Quel che più conta, ad ogni modo, è la presenza dei cataloghi delle tre major suddette, che da sole controllano la stragrande maggioranza del mercato attuale formando, assieme a Sony BMG, il famigerato gruppo delle Big Four della musica. L'annuncio di Warner mette ora in minoranza Sony BMG, unica tra le Quattro Sorelle a non aver ancora sposato la distribuzione di brani in formato MP3 e vittima dalla cattiva reputazione scaturita dallo storico scandalo rootkit.

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Nel passare alla vendita DRM-less, Warner ha approfittato della contingenza positiva del piano speciale che Amazon ha in serbo per il Super Bowl americano di questo gennaio, quando il reseller offrirà un miliardo di brani MP3 gratuiti a quanti acquisteranno le bottiglie di Pepsi contenenti i coupon validi per il download.

La major spera in tal modo di giovare dell'effetto trainante dell'iniziativa, che dovrebbe augurabilmente portale notevoli ricavi in fatto di pubblicità presso il pubblico per lo store di Jeff Bezos e sodali.

Store che sembra aver catalizzato, assieme a concorrenti del calibro di Wal-Mart e pochi altri, la volontà delle grosse etichette di distaccarsi dallo strapotere di Jobs e del suo iTunes, canale distributivo da tempo "subito" a causa delle condizioni di vendita giudicate troppo stringenti e inflessibili per i desideri di fare la cresta guadagno delle major.

La vendita di brani in formato MP3 consente idealmente ai produttori di avere una platea di acquirenti più ampia di quella possibile con iTunes, considerando che la musica acquistata sullo store Apple - a parte gli MP3 di EMI - può essere riprodotta solo sull'iPod. Grazie alla decisione di Warner, lo scenario della distribuzione di musica digitale cambia ancora una volta pelle, erodendo ulteriori fette di mercato al monopolio di iTunes e offrendo nuove opportunità di business alle major.

E poi ci sono le DRM, naturalmente. Che le tecnologie anticopia siano il vero problema e non certo la cura per la pirateria telematica è una considerazione banale per chi osserva con un minimo di attenzione il settore da un po' : le DRM sono nate morte, e piuttosto che aiutare l'industria stanno contribuendo ad affossarla in un periodo di grandi transizioni ed evoluzioni tecnologiche e di mercato. Capire questa semplice verità fattuale è una condizione irrinunciabile perché i carrozzoni delle major sopravvivano nel XXI secolo dello storage infinito e della ingovernabile condivisione dei contenuti in rete.

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