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Gli USA pronti alla guerra virtuale globale

27/02/2007
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Archivio - Se attaccati pesantemente alle loro infrastrutture telematiche, gli Stati Uniti si dichiarano pronti a contrattaccare i paesi e i soggetti da cui è partita la cyber-sortita. Senza escludere nemmeno operazioni da Dottor Stranamore...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Evidentemente non dev'essere andata molto giù agli strateghi americani che il sistema più colpito nel corso del recente attacco ai root server DNS sia stato il server G, cioè proprio quello gestito dal Dipartimento Difesa. Tanto che ora i responsabili si dicono pronti, previa autorizzazione dei piani alti, a lanciare contrattacchi cibernetici per neutralizzare in maniera definitiva la minaccia, o addirittura a bombardare le fonti degli attacchi.

La perentoria dichiarazione d'intenti arriva da Mark Hall, responsabile dell'International Information Assurance Program per la difesa americana impegnato anche nel National Cyber Response Coordination Group. Coordinazione e capacità di rispondere ad azioni di cyber-war: esigenze che erano già emerse come condizione fondamentale per gettare le basi di un contrasto efficace del crimine telematico, e che ora gli esperti fanno diventare una questione di sicurezza nazionale.

Secondo Hall, basta che il presidente Bush dia l'ok all'operazione, e gli Stati Uniti sono pronti a rispondere adeguatamente ad ogni attacco alla sicurezza delle infrastrutture di rete del paese, da qualunque parte del mondo esso provenga.

E se la situazione si rivelasse particolarmente critica, sostiene il Dipartimento Difesa, i militari sono anche pronti a bombardare, con attacchi mirati e ordigni affatto virtuali, la postazione incriminata una volta scoperta.

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A tal proposito, in seguito alle dichiarazioni rilasciate alla RSA Conference da Mark Hall sul cyber-bombing virtuale e il bombardamento mirato, il weblog della security enterprise F-Secure pubblica un post che, tra il serio e il faceto, mette in correlazione gli intenti americani e il proprio meccanismo di individuazione delle macchine coinvolte in una darknet o una botnet.

Il sistema di localizzazione, in grado di interfacciarsi con Google Earth per mostrare a video le location infette con estrema precisione, fece un anno fa dichiarare ad un gruppo di generali delle forze armate degli Stati Uniti in visita ai laboratori della società ad Helsinki che la rappresentazione del bersaglio "Potrebbe essere accurata abbastanza per bombardarlo".

"Oops, spero non siamo stati noi a dargli l'idea", osserva l'esperto di F-Secure autore del post con un tono che ha ben poco di rassicurante...

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