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Il rootkit di Sony? Non ha funzionato come avrebbe dovuto

25/07/2007
- A cura di
Archivio - La megacorporazione galattica giapponese vuole rifarsi la faccia, trascinando in tribunale la ex-fornitrice di uno dei software di sicurezza integrati nei suoi CD-Audio. La colpa dello scandalo non è dunque sua, ma di chi quelle tecnologie non le ha scritte come doveva. Tecnologie che almeno non dovevano farsi beccare così facilmente...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

Chi segue l'attualità informatica e tecnologica da tempo e piuttosto assiduamente è abituato a leggerne e sentirne di tutti i colori. Pur tuttavia è difficile fare l'abitudine allo stupore per certe mega-fregnacce che i moderni apparati di potere (le multinazionali) provano ogni tanto a propinare.

E puntualmente viene da sgranare gli occhi quando si scopre, grazie al prestigioso e sempre ben informato insider dell'industria multimediale Hollywod Reporter che Sony BMG, l'infame grande sorella del mercato del disco divenuta nota per l'installazione di malware pericolosi sui PC dei propri clienti (rif. Sony installa rootkit), intende rivalersi in tribunale su chi quei malware li ha prodotti per lei.

Sony ha trascinato davanti alla corte The Amergence Group Inc., ex-SunComm International, sviluppatrice della tecnologia DRM nota come MediaMax che, assieme a Extended Copy Protection commercializzata da First4Internet, è stata integrata in circa un centinaio di album, per un totale di 4 milioni di CD-Audio "infetti" dal rootkit scovato dall'esperto - e ora Microsoft-man - Mark Russinovich. Sull'argomento MegaLab.it ha a suo tempo dedicato un approfondimento raggiungibile a questo indirizzo.

Sia come sia, l'inventrice PlayStation - che ora sta disperatamente cercando di distruggerla, vista la fallimentare strategia industriale dietro PS3 - non ci sta a pagare da sola per tutti i guai causati dall'affaire rootkit, le cause con i consumatori imbufaliti e con le associazioni governative e i milioni di dollari finora versati per mettere a tacere il malcontento dell'interno mondo tecnologico. La tecnologia di SunComm/Amergence era difettosa, sostiene Sony, ed è ora che chi ha sbagliato si prenda le dovute responsabilità in merito.

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Pare che le cose stiano proprio così: Sony non si lamenta del fatto che i suoi CD installassero software nascosto che prendeva il controllo del sistema all'insaputa dell'utente, della qual cosa era evidentemente sempre ben consapevole, ma per cose come violazione di termini contrattuali, pratiche di business inique e negligenza da parte dell'allora SunComm.

Tutte motivazioni valide per carità, ma che dimostrano ancora una volta la strafottenza, la noncuranza e l'assoluta mancanza di pentimento da parte di Sony nell'aver trattato consumatori legittimi alla stregua di criminali o nella migliore delle ipotesi ragazzini discolacci da tenere sotto stretta osservazione, con limitazioni invalidanti alla copia e robaccia di questo genere spacciata per una misura anti-pirateria.

Sia come sia Amergence risponde per le rime, e sostiene che i problemi causati dai CD siano da imputare alla suddetta tecnologia XCP e non alla sua MediaMax. E risulta piuttosto strano, a ben vedere, che Sony esca allo scoperto denunciando solo una delle due società responsabili delle tecnologie DRM sotto accusa. Sarà ad ogni modo una buona occasione per fare finalmente chiarezza sui fatti, e per stabilire chi è il maggior responsabile del malware in oggetto. Rimane, come già detto, lo stupore per la tracotanza della megacorporazione multimiliardaria, il cui unico scopo è quello di guadagnare ulteriori miliardi, non importa se per farlo occorra passare come uno schiacciasassi sui diritti e la dignità degli utenti-consumatori.

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