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SIAE tedesca censura eDonkey2000

17/07/2005
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Archivio - Continua in tutta Europa l'offensiva contro i diritti e la privacy degli utenti da parte delle associazioni dei produttori dell'industria dello spettacolo..

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

01_-_Free_the_Mule!.jpgDopo il bell'esempio SACEM francese, ancora un episodio di prevaricazione e tracotanza da parte di un'associazione di autori ed editori europea. Questa volta è la GEMA, SIAE tedesca, a tirarsi addosso le critiche dei maggiori Internet Provider del paese, per la richiesta loro avanzata di bloccare l'accesso degli utenti ai portali dedicati al network attualmente di maggior successo del Peer-to-Peer, eDonkey2000.

Un vero e proprio tentativo di censura, quello di chiedere l'oscuramento di quei siti che si occupano della rete eDonkey2000 ai 42 Internet Service Provider tedeschi attraverso tecniche di DNS poisoning, per impedire agli utenti di raggiungere i siti che pubblicano link e materiale accessibile dai client compatibili con la rete. E chi si rifiutasse, minaccia l'associazione, incorrerà addirittura in pesanti sanzioni.

Come già detto, critiche all'iniziativa Gema si levano da più parti. Molti Provider mettono in discussione l'efficacia del DNS poisoning: basta che l'utente cambi il server DNS di riferimento e i siti oscurati torneranno perfettamente visibili attraverso l'URL corrispondente.

Questo inaudito ultimatum ha anche una scadenza precisa: 25 Luglio. Alcuni grandi Provider della broadband teutonica, nomi come T-Online e AOL, hanno subito accolto "l'invito" dell'associazione, mentre altri hanno messo in discussione la legalità e la rilevanza giuridica della richiesta, rimandando eventuali iniziative al parere di un giudice. Evidentemente giocano in questo caso anche le preoccupazioni di mantenere la fiducia degli utenti che usano i loro servizi per accedere alla rete.

02_-_Cool_Mule.gifLe associazioni mangia soldi, quei vuoti baracconi che sono diventati i cosiddetti "difensori degli autori ed editori" sono letteralmente alla frutta. Incapaci di riformarsi e di far fronte alle richieste di prezzi equi e proporzionati degli acquirenti, continuano stolidamente a perseguire la facile strada della lotta al comodo capro espiatorio del Peer-to-Peer. Difficile che ottengano risultati concreti, visti i precedenti, tranne naturalmente il perdere ancora clienti, e il farsi un bel po' di pubblicità negativa. Contenti loro...

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