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Electronic Arts pasticcia col DRM di Mass Effect e Spore

12/05/2008
- A cura di
Archivio - Il moloch dell'industria videoludica anima la discussione sulle misure di protezione che verranno implementate sui titoli in via di sviluppo. Vengono annunciate DRM draconiane, gli utenti insorgono e minacciano boicottaggi e la società fa parzialmente dietrofront.

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È stato sicuramente il dibattito più acceso della settimana appena conclusa: Electronic Arts, la software house monstre che ha l'abitudine di acquistare, fagocitare e annullare i piccoli team pieni di creatività e menti brillanti, ha reso noto il sistema di protezione integrato in Mass Effect e Spore. I due blockbuster per PC attesi per i prossimi mesi, hanno annunciato gli sviluppatori, necessiteranno di "chiamare a casa" ogni tot giorni, verificando in maniera ossessivo-compulsiva la legittimità della copia.

Alla base del sistema si trova la protezione SecuROM, che prevede l'attivazione on-line durante la prima partita e poi un controllo successivo ogni dieci giorni, per verificare che il seriale di installazione non sia finito nel mercato warez. Qualora la verifica non fosse possibile per due volte consecutive, i due giochi in oggetto si rifiuterebbero di partire.

La rivelazione sulla protezione è stata fatta direttamente sui forum di Mass Effect e confermata poi anche per Spore. Il risultato, neanche a parlarne, è stato una reazione largamente indignata degli stessi utenti di Bioware - sviluppatrice del gioco per Xbox 360, fagocitata da EA e al lavoro sulla conversione per PC - con decine e decine di pagine sulle sole board ufficiali piene di insulti, accuse e promesse di non acquistare mai più un titolo sviluppato dalla software house.

Mass_Effect_PC.jpg

Le caratteristiche on-line della tecnologia DRM SecuROM sono particolarmente odiose proprio nel caso di Mass Effect, titolo che non prevede una componente multiplayer e che quindi non fa alcun uso pratico della connessione a Internet. Senza parlare poi dell'incertezza, da qui ad alcuni anni, di poter rigiocare ai titoli qualora i server responsabili dell'autenticazione dovessero in un dato momento andare off-line.

Sia come sia il putiferio scatenato, le "news stories" distribuite in giro per la rete attraverso digg, slashdot, Kotaku e decine di altri portali non hanno fatto altro che procurare ulteriore, cattiva pubblicità a EA, che si è trovata infine costretta a fare una parziale marcia indietro sulle intenzioni iniziali assicurando che l'autenticazione on-line ci sarebbe stata solo in un primo momento (eventuali patch future escluse), sarebbe stato possibile giocare "off-line" e installare i giochi su computer diversi. Nel caso di Spore, l'autenticazione verrà ripetuta ogni qual volta l'utente scaricherà contenuti aggiuntivi dalla rete.

Naturalmente EA loda l'importanza del feedback dei suoi consumatori, i vantaggi di spostare l'autenticazione dal disco - che non è più necessario avere nel lettore per giocare, una volta installato il tutto su HD - Rete e via di questo passo. Quello che EA non dice è che l'integrazione di DRM così invalidanti non fa altro che rovinare la fruizione agli utenti legittimi, senza riuscire a salvare una sola copia del gioco dal mercato pirata e da chi scarica dal P2P, che come al solito potrà giocare senza preoccuparsi di alcun tipo di protezione utilizzando il "crack" di turno.

Ci sono sviluppatori che guadagnano un gran mucchio di quattrini evitando accuratamente di maltrattare i propri acquirenti legittimi con inutili protezioni anticopia, ma evidentemente questa piccola dimostrazione di buon senso ai piani alti - anzi eterei - di EA non dev'essere ancora arrivata.

Un po' come l'ossigeno che ha difficoltà a raggiungere un cervello in via di shut-down per mancanza di cibo cellulare, la software house specializzata in castrazione del talento e produzione di sequel su sequel su sequel è ancora fermamente convinta che le DRM nei videogame abbiano un senso, anche se i suddetti vengono puntualmente rilasciati sui circuiti pirata e sul P2P un secondo prima della distribuzione delle scatole sugli scaffali dei negozi.

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