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Il nuovo modello di personal computing? È finito nel W.C

03/04/2008
- A cura di
Archivio - iPhone come prossima evoluzione del tradizionale ambiente desktop? Non ne è convinto neanche un po' Dvorak, che squalifica come ridicole le pretese degli aggeggi hi-tech più modaioli di trasformarsi, da semplice vezzo, a componente paradigmatica dell'informatica personale.

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L'apocalisse informatica finirà dritta nella tazza del cesso. O almeno questo è quello che suggerisce il celebre columnist John C. Dvorak, che dopo aver previsto lo scoppio prossimo venturo della bolla speculativa del Web 2.0 se la prende ora con un'altra idea dominante ripresa puntualmente da esperti, raccattapalle e "giornalisti" che hanno passato l'esame di ammissione all'albo col minimo dei voti. Piccolo è meglio, questa l'idea che oggigiorno va per la maggiore, ma piccolo sta diventando un problema sempre più complicato da affrontare, suggerisce Dvorak.

I professionisti moderni hanno radicata la fissazione che sia non solo alla moda ma anche utile utilizzare un PC portatile come unica postazione di lavoro: "Così, le persone si siedono alle scrivanie dell'ufficio con il laptop davanti - scrive Dvorak su PC Magazine - e fissano il relativamente piccolo schermo e diventano ciechi. Trasportano la macchina dappertutto, e se questa va persa o si rompe sono fritti, visto che non fanno mai nessun tipo di backup (nessuno fa tanti backup oggigiorno)".

Non bastasse, i laptop tendono ad essere "delicati, molto delicati". C'è chi come uno dei partecipanti agli show della piattaforma di podcasting This Week in Tech (TWiT) si lamenta di aver versato una tazza di caffé - americano, quindi composto da una brodaglia insapore e particolarmente "allungata" - sulla tastiera del suo portatile Apple vecchio di due mesi. "Se questa fosse stata attrezzatura desktop, quella di vecchio tipo, avresti rovinato solo una tastiera da 50 dollari - scrive Dvorak - Oggi, tuttavia, l'utente ha gettato via oltre 1.500 dollari". Senza poi parlare dei Macbook Air, così sottili da finire cestinati assieme alle riviste nella spazzatura.

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E sempre a proposito di prodotti Apple, Dvorak cita iPhone come il protagonista principale del marketing che spinge per una nuova piattaforma di personal computing, mobile, piccola, potente, accessibile. L'iPhone come sostituto ideale dei portatili e persino dei desktop. Dice l'esperto: "E se capita? Che cosa farà la gente quando verserà il caffé sull'iPhone? In effetti sta già facendo molto peggio - li butta dentro le toilet più e più volte. Adam Curry di PodShow si è lamentato che sia successo a lui, così come ha fatto Leo Laporte sui podcast di TWiT".

"E questi dispositivi starebbero per diventare la prossima piattaforma in sostituzione del desktop? Splash. Splash. Splash.", commenta ancora Dvorak. Quello che è peggio, poi, è che le persone tendono a portare dappertutto gli aggeggi hi-tech più trasportabili, lasciandoli un po' dove capita - in sostanza perdendoli - e senza alcuna cura per le regole base della sicurezza di dati e informazioni sensibili. "La facilità con cui qualcuno può rubare cose del genere e ottenere i dati è ridicola" continua il columnist.

Per Dvorak il tradizionale PC desktop - sia esso PC o Mac - rimane la soluzione migliore per il personal computing, "sicuramente meglio di iPhone". Tra i motivi di questa verità fattuale il commentatore cita la facilità di aggiornamento, il minor costo, display più versatili, maggiore potenza ed espansibilità, minore difficoltà nella soluzione dei problemi e la maggior propensione che i PC hanno a non essere oggetto di furti. L'unico motivo per cui un utente assennato potrebbe aver bisogno di un laptop è la portabilità, commenta Dvorak, nient'altro.

Il columnist ammette comunque che esista attualmente un trend che muove lontano dalla tradizionale postazione fissa il modello di sviluppo dell'IT e della società dell'informazione. "Sto solo dicendo che questo non è un treno che io sono pronto a prendere. Uso i laptop quando viaggio, e questo è quanto", dice il columnist. La portabilità, per Dvorak, consiste in una chiavetta Corsair da 32 Gigabyte - magari con un buon sistema di protezione integrato come quello previsto dalla pen drive segnalata tempo addietro su queste pagine, anch'essa marcata Corsair. "Per il resto di voi, buona fortuna". E attenti alle tazze dei W.C.

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