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Buon compleanno al Commodore 64... e ai suoi virus

19/12/2007
- A cura di
Archivio - Il computer più venduto di sempre ha recentemente festeggiato i 25 anni di età. Ma assieme alla sua gloriosa storia di facciata, il C64 nasconde un piccolo segreto fatto di agenti infettivi di primo pelo e gruppi hacker dallo spirito goliardico.

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01_-_C64.jpgIl Commodore 64 è stato senza alcun dubbio un successo unico nel settore degli home computer: vissuto commercialmente dal 1982 al 1994, il protagonista dell'era del computing a 8 bit ha venduto circa 30 milioni di esemplari, dando origine a 10.000 titoli software ma soprattutto a un culto di appassionati che dura ancora oggi anche grazie a emulatori del calibro di CCS64 e del "multi-sistema" MESS.

Alcuni giorni or sono è stato celebrato il venticinquesimo anniversario dalla nascita del C64, con omaggi eccellenti provenienti da personalità del calibro di Steve Wozniak (co-fondatore di Apple) e Jack Tramiel (ex-Direttore Tecnico di Commodore). Ma al di là degli apprezzamenti per quello che molti considerano "il" primo home computer, non tutti sanno che la storia del C64 ha anche un lato oscuro fatto di virus e malware ancora in fasce.

L'epoca d'oro della diffusione industriale col DOS di Microsoft era ancora di là da venire, eppure già negli anni'80 erano in circolazione agenti patogeni che ben presagivano lo sviluppo di quella cultura dell'undegroung che col tempo si sarebbe trasformata profondamente, fino a divenire occasione di profittevole business per chi oggi sa maneggiare codice a basso livello e vulnerabilità dei sistemi.

Tanto più che il Commodore Basic che fungeva da interprete e da sistema operativo per il C64 e il Basic marcato Microsoft erano parenti diretti - essendo il primo diretto derivato del secondo. Segno del fatto che la presenza dei virus sul Commodore fosse da additare al codice di Redmond? Niente affatto, avvertono dal weblog di Kaspersky, considerando che la maggioranza dei programmi disponibili per il C64 era scritta in puro linguaggio assembly. Pur tuttavia la suddetta parentela è indice del filo rosso che lega la storia dei malware, che all'epoca erano semplicemente conosciuti come "virus" e non facevano molto più che auto-replicarsi e causare noie all'utente.

Sia come sia, già nel 1986 si registra il caso del virus BHP, presumibilmente creato dalla omonima crew Bayrische Hacker Post e in grado di provocare periodicamente il passaggio veloce del display attraverso tutti e 16 i diversi colori disponibili. In aggiunta il virus mostra un messaggio in tedesco che tradotto in italiano suona come "SALVE CICCIONE! QUESTO È UN VERO VIRUS!" e un numero seriale, incrementato di 1 dopo ogni infezione andata a segno. BHP è insomma innocuo, ma abbastanza evoluto da catturare svariati interrupt di sistema incluso quello normalmente utilizzato per il reset della macchina, in modo da assicurarsi la sopravvivenza nella memoria RAM dopo il suddetto reset.

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Secondo Kaspersky, tra i 7 virus realizzati per il C64 di cui si ha notizia il più "cattivo" è H.I.V., apparso sulla scena nella metà degli anni'90. Non solo il bacillo si auto-copiava nella RAM e sui dischi, ma riusciva anche a infettare la memoria aggiuntiva presente sui controller-disco esterni all'home computer - equipaggiati di CPU e chip di RAM dedicati - la qual cosa obbligava a riavviare anche il drive esterno suddetto per rendere il virus inoperativo.

Uno spaccato di altri tempi, in cui lo scambio "da pari a pari" altrimenti noto come P2P - oggi uno dei vettori privilegiati di diffusione per i malware - si limitava al passaggio di dischetti e nastri tra gli appassionati e i suddetti virus erano più una curiosità che altro. Ben presto le cose sarebbero cambiate, il mercato avrebbe visto i boom dell'Amiga e dei PC IBM compatibili e i computer virus avrebbero cominciato la propria inesorabile scalata verso l'attuale epidemia di malware e codice malevolo assortito che infesta la rete telematica mondiale.

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