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P2P, individuati quasi 4.000 condivisori italiani

16/05/2007
- A cura di
Archivio - Scovati sulle reti di scambio grazie al software specializzato di una società svizzera, vengono ora "gentilmente" invitati a risolvere la questione con circa 300 euro per i danni. E chi si rifiuta rischia il processo, con tutte le possibili conseguenze del caso...

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Il pezzo che stai leggendo è stato pubblicato oltre un anno fa. AvvisoLa trattazione seguente è piuttosto datata. Sebbene questo non implichi automaticamente che quanto descritto abbia perso di validità, non è da escludere che la situazione si sia evoluta nel frattempo. Raccomandiamo quantomeno di proseguire la lettura contestualizzando il tutto nel periodo in cui è stato proposto.

In rete viene definito come il caso Peppermint, dal nome della omonima etichetta discografica tedesca che ha dato il là alla cosa. Di certo si tratta dell'iniziativa legale di questo genere più estesa mai intrapresa in Italia, che riecheggia per molti versi i casi americani da sempre sotto i riflettori della cronaca telematica. Con l'aggravante che in Italia, grazie all'ex-ministro Urbani - che le ortiche lo abbiano sempre in gloria - chi condivide contenuti illeciti su Internet commette un reato con valenza penale.

01_-_Pepperming_Jam_logo.gif

Presentiamo brevemente i fatti: l'etichetta musicale Peppermint Jam Records GmbH, grazie al software dell'azienda elvetica Logistep AG, ha "beccato" 3636 utenti sulle reti di file sharing più diffuse che avevano in condivisione materiale protetto dal diritto d'autore. Avvalendosi della consulenza legale dello studio Mahlknecht & Rottensteiner con sede a Bolzano, la produttrice discografica è riuscita a far imporre dal Tribunale di Roma la consegna dei nominativi dietro gli indirizzi IP da parte di Telecom Italia e altri fornitori di accesso.

In questi giorni lo studio legale ha infine dato fuoco alle polveri, inviando ai suddetti 3636 condivisori altrettante raccomandate di accomodamento, che offrono cioè una via di uscita semplice e veloce per evitare di finire in tribunale: come la pratica di "estorsione" di RIAA e sodali insegna, M&R vuole che gli utenti aprano il portafogli, per un prezzo invero modico rispetto a quelli praticati oltreoceano. 330 Euro per risarcimento danni e la questione si risolve, dice lo studio.

Il caso sta ovviamente scatenando vivaci polemiche: il senatore Fiorello Cortiana, da tempo impegnato nella difesa dei diritti degli utenti del P2P, lamenta il mancato pronunciamento del Garante Privacy, pure chiamato in causa dal parlamentare dei Verdi membro Governance di Internet in seno al Ministero dell'Innovazione, e denuncia la possibile inconsistenza legale dell'ingiunzione del Tribunale di Roma che ha portato all'individuazione degli utenti "fisici" dietro gli indirizzi IP.

Per non lasciare i consumatori in balia di una situazione per niente chiara è scesa in campo l'associazione Adiconsum, che con una nota pubblicata on-line ha offerto il proprio supporto a chiunque fosse incappato nella famigerata raccomandata dello studio di Bolzano. È stato predisposto anche un fac-simile - disponibile a quanto dice l'associazione nelle sedi sul territorio - da compilare e inviare al Garante Privacy.

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